I DJ MODENESI RACCONTANO: MARCO CIPOLLETTA a.k.a DJ NO NAME

Stradanove pubblica la prima delle tre interviste ai Dj modenesi. A cura di Sofia Gaudio e Andrea Chierici.

I DJ MODENESI RACCONTANO: MARCO CIPOLLETTA a.k.a DJ NO NAME

Scopriamo il popolo della notte, quello che abita le discoteche, partendo proprio da coloro che la animano: i Disc jokey, come venivamo chiamati ai primi tempi di questo fantastico mondo, quando ancora non esisteva il mixer ma si faceva divertire la gente con un giradischi; o come li conosciamo noi tutti nel 2015 : i D.J.

E proprio in base ai dee-jay e alle loro proposte musicali (evolute nel tempo, e preferite in base all'età; a partire dalla musica degli anni '70-'80-'90, fino a generi più giovanili quali: electro house, progressive house, techno, deep house, r&b ecc.) le persone scelgono gli eventi a cui partecipare insieme ai propri amici.

Ed è infatti il d.j il vero protagonista della serata, sul quale è catalizzata tutta l'attenzione del pubblico dopo essere stato annunciato dal vocalist che carica ed incita i ragazzi.

In seguito a questa breve introduzione cerchiamo di conoscere meglio tre d.j modenesi, la loro vita, e carriera nelle discoteche. Saranno infatti Marco Cipolletta (dj NO NAME), Gian Marco Righi (dj REKS) e Marco Palladino (dj PALLA): i diretti interessati di questa intervista.

INTERVISTA A MARCO CIPOLLETTA (21 anni, Carpi)

Sappiamo che il tuo approccio con la musica è nato alla giovane età degli 11 anni. Parlaci del tuo percorso: come e quando è nata invece la passione per la musica disco?

 Beh sì, ho iniziato a studiare musica a 11 anni, alle medie musicali A. Pio. Inizialmente scegliendo chitarra, poi però orientandomi sempre di piu' sulla batteria; sotto la guida del maestro Luigi Verrini e del batterista Jazz Marcello Davoli. Ho iniziato il mio approccio con la musica da subito tenendo vari concerti d'orchestra presso il Teatro Comunale di Carpi e la chiesa di S.Nicolò. Poi in seguito ho proseguito i miei studi al Conservatorio musicale  A. Boito di Parma nella classe di percussioni, prendendo parte a varie iniziative: tra le quali un gruppo jazz con cui partecipavo a concorsi e tenevo serate. Successivamente mi sono spostato al conservatorio di Carpi e da qui ho iniziato ad amare la musica elettronica e la vita notturna in generale. Ho cominciato fin da subito a lavorare per molte discoteche nella zona per poi appassionarmi a quello che tutt'ora faccio: il deejay. Iniziando dalle Dogali per poi passare per molti locali nel modenese quali: il Mamma Orsa, Vox, Hollywood e Kyi, in cui suonavo come Resident. Quella che all'inizio era nata come una passione per la musica si stava evolvendo in un qualcosa di più concreto che mi sapeva dare vere e proprie emozioni.

Che tipo di musica suoni e da cosa è dipesa la scelta del genere musicale?

 Un Dj deve saper "suonare" ogni tipo di musica, e nel mio caso suono principalmente r'n'b. Ho utilizzato le virgolette perchè il Dj non suona, il Dj riproduce brani musicali in maniera articolata. Suonare un vero e proprio strumento è tutta un'altra cosa.

Il tipo di musica da suonare, non è una scelta che dipende dal Dj; ognuno ha i propri gusti, ma il tipo di locale e l'orario in cui suoni determinano il tipo di musica da scegliere.                                         

Da quanti anni suoni nelle discoteche? Parlaci della tua prima apparizione come Dj e quindi della tua prima serata.

 Suono da 5 anni ormai, e per quanto riguarda la mia prima apparizione, fu alle piscine Dogali. Ero agitatissimo. Nonostante avessi già provato l' esperienza del palco, mi sembrava di riviverla per la prima volta, in un ambiente completamente diverso: una discoteca, dove il calore e l'agitazione che vivono all'interno, mi hanno fin da subito regalato un'emozione molto intensa, nuova rispetto alle precedenti.

Sappiamo che hai avuto modo di lavorare in molte delle discoteche della provincia di Modena, parlaci delle tue collaborazioni.

Fin da subito ho collaborato coi ragazzi del Groove staff, che mi hanno permesso di realizzare tutti i miei obbiettivi: i primi anni tra Dogali e Paul assistendo tutto l'estivo, poi ricominciando con l'invernale. Per quanto riguardo l'invernale al Paul, ora conosciuto con Kyi, ho sempre avuto il piacere di affiancare in apertura serata e in alcune date di chiusura al Patio, varie guest del calibro di Gabry Ponte, Bingo Players, Paps'n'skar, Gigi D'Agostino.

In seguito ho ripreso l'invernale al Mamma Orsa affiancato da uno staff che seguivo personalmente, per poi chiudere a capodanno al Vox Club.

Sono ritornato successivamente al Kyi, dove tutt'ora sono deejay; ho avuto il piacere di avere, nel frattempo, numerose collaborazioni, in alcune serate, con i dj dello staff Centopercento; bravi dj e carissimi amici, Davide Langianni e Marco Palladino.

Siamo a conoscenza anche della tua collaborazione con Radio Bruno, che ruolo hai rivestito e come si è svolta? 

Sì, è stata una bellissima collaborazione, avvenuta purtroppo per un evento molto spiacevole quale il terremoto del Maggio 2012. E' stato un periodo molto difficile per tutti e col progetto “Dance for Emilia” io e altri Dj della zona abbiamo avuto modo di suonare nel cortile interno del Castello dei Pio a Carpi, affiancati dallo staff di Radio Bruno e il vocalist Angelone. La serata è stata fantastica, nonostante piovesse, sicuramente i ragazzi avevano bisogno di qualcosa, anche se piccolo, che potesse distrarli dal momento difficile che stavano vivendo. Tutto il ricavato è poi stato donato per la causa .

Come ben sappiamo il Dj è il protagonista della serata, e l'attenzione del pubblico è concentrata su di lui. Tutti noi almeno una volta nella vita siamo andati a ballare, e di conseguenza abbiamo vissuto determinate emozioni durante le serate. Tu, come d.j che tipo di emozioni vivi stando dall'altro lato? E cosa ti incentiva a continuare a suonare nonostante i tanti anni di carriera?

Qualsiasi cosa fatta con i nostri ideali e i nostri sogni ci fa sentire vivi, ci fa sentire bene. Sicuramente ci sono molti aspetti positivi e negativi dell'essere sempre sotto ai riflettori: siamo continuamente criticati e giudicati per ogni cosa che facciamo, abbiamo il peso della serata sulle spalle, essendo la discoteca un locale basato sulla musica e sul divertimento. Non sempre è facile decidere il genere giusto o il brano appropriato al momento giusto in quanto bisogna valutare in continuazione molti fattori.

Una delle priorità del Dj è quella di far divertire le persone: obbiettivo che può risultare a volte piuttosto complicato. La soddisfazione che ne traiamo è grande; vedere un pubblico che si agita, salta e si diverte ascoltandoti, è sicuramente una sensazione molto intensa. La stessa sensazione che mi porta, nonostante tutti i problemi, a continuare questo lavoro. E' importante per me, anche solo per una sera, strappare un sorriso alle persone.

Hai aspettative per il futuro nel mondo della musica?

Di questi tempi avere aspettative nel mondo della musica è difficile, come è difficile essere notati e avere qualche possibilità. E' sicuramente un mondo pieno di incertezze e in cui bisogna crearsi i propri spazi da soli, lottando e mettendosi in gioco. Spero, nonostante ciò, sia nel mondo delle discoteche che nel mondo della musica in generale, di arrivare ai miei obbiettivi o almeno di provare a raggiungerli per quanto difficili siano.

Hai progetti per il futuro?

Sì, da poco ho iniziato un progetto con Daniele Pavarelli (vocalist ed organizzatore di eventi che mi ha affiancato fin dall'inizio) che prevederà una serie di serate nel modenese e che vedo come una nuova opportunità.

La prima serata è andata molto bene; vi invito a cercare la nostra pagina su facebook “Mad House Parties” e a partecipare al nostro prossimo evento il 7 marzo presso l'Opera Dì a Carpi.

Se dovessi dare un consiglio ad un giovane ragazzo che ha in serbo il sogno di diventare d.j , cosa gli consiglieresti? 

Il mondo del Dj è molto difficile al momento, come quello del musicista in generale. Ma ad ogni ragazzo che insegue un sogno consiglierei di non abbandonare mai i propri obbiettivi, perchè lottando e impegnandosi si può arrivare ovunque. Sicuramente a livello pratico affiancarsi e seguire uno staff è un buon punto di partenza; tutto il resto è fortuna e tenacia.

Una possibilità si trova se si ha voglia di non arrendersi.

Raggiungere i nostri scopi ci rende felici, con o senza risultato ci rende migliori e ci dà un obbiettivo nella vita.