Recovery Plan: quel che serve per rendere smart l'Italia

Il nuovo piano di ripresa e resilienza tra mille dubbi e incertezze

Recovery Plan: quel che serve per rendere smart l'Italia
Sala verde della Fondazione collegio San Carlo |conferenza PNRR | 25 settembre 2021

Venerdì 25 settembre alle ore 11.30 si è tenuta presso la Sala verde della Fondazione collegio San Carlo la conferenza intitolata “Recovery plan: quel che serve per rendere smart L’Italia”.

L’incontro ha visto la partecipazione di Alfredo Roma, economista e presidente enac, Alberto Papotti segretario provinciale CNA Modena, Vitalba Azzolini giurista, onorevole e giornalista del giornale Domani e Stefano Feltri giornalista e direttore di Domani con una breve parentesi di studio e lavoro a Chicago dove ha scritto per Il fatto quotidiano.

Il dibattito ha riguardato lo stanziamento di oltre 222 miliardi di euro del PNRR, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, e di quali saranno le conseguenze sulle medie e piccole imprese.

Il PNRR è sicuramente un progetto ambizioso, che prevede un ampio pacchetto di riforme e di investimenti per il quinquennio 2021-2026 relative a interventi suddivisi in 6 missioni:

1. Digitalizzazione, innovazione e competitività, cultura e turismo

2. Transizione ecologica

3. Miglioramento delle infrastrutture

4. Istruzione e ricerca

5. Inclusione e coesione

6. Salute

A prendere la parola è stato Alberto Roma, focalizzandosi in particolare sulla quarta missione ovvero istruzione e ricerca. La politica italiana rispetto alle altre nazioni europee non ha investito in ricerca e ha letteralmente distrutto le scuole tecniche. Il PNRR inoltre non prevede la riduzione del carico fiscale per le grandi imprese che in teoria potrebbero investire in ricerca e sviluppo. Un grosso freno per l’economia italiana. Per quanto riguarda le piccole e medie imprese, sono stati previsti sì dei percorsi di internazionalizzazione, ma occorre intervenire anche sulle competenze dei manager, come per esempio la conoscenza delle lingue e dei sistemi fiscali dei paesi esteri per controllare meglio la distribuzione

A seguire, il commento di Alberto Papotti. Il segretario della CNA modenese si è soffermato sui problemi delle piccole e medie imprese evidenziando come il PNRR non intervenga in modo efficace sulla riqualificazione di persone disoccupate over 40, sul dialogo PMI e Università, sull'eccesso di burocrazia. Impensabile che l'eliminazione dell'IRAP venga compensata con un aumento dell'aliquita sul reddito familiare. Anche sulla transizione ecologica bisognerebbe riflettere, dato che spesso viene utilizzata più per finalità di marketing e immagine comunicativa anziché riguardare la transizione ecologica in sé. Non si può pretendere che la transizione avvenga subito come stabilito dal PNRR.

Dopo di che abbiamo avuto la critica tagliente della dottoressa Vitalba Azzolini relativa alla trasparenza e partecipazione attiva della cittadinanza del PMRR. Per facilitare chi dovrebbe beneficare di questi fondi stanziati è stato emanato il decreto governace, il cosiddetto decreto semplificazioni. Così chi non ha ricevuto risposta dalla PA nei termini previsti potrà richiedere o ottenere per via telematica l’accoglimento della sua istanza. Peccato che le tempistiche per accogliere e per effettuare una eventuale denunzia siano piuttosto basse….

Altro punto affrontato dalla Azzolini è stato abolito MIP ( Monitoraggio Investimenti Pubblici ) istituito nel 1999 che aveva il compito di fornire tempestivamente le informazioni su investimenti finanziati dalla Comunità europea. In compenso abbiamo il sito domani.gov. tramite il quale l’utente può reperire i dati su come stiamo spendendo le risorse. Peccato che nel disclaimer ci sia specificato che la Ragioneria di Stato non rilasci alcuna garanzia sull’adeguatezza dei dati, tra l’altro del tutto disaggregati.

La Azzolini inoltre ha posto l’attenzione sul tema degli oneri burocratici. Ogni anno i ministeri dovrebbero effettuare un’analisi sull’impatto che gli oneri burocratici hanno sul fatturato delle medie e piccole imprese. Negli anni addietro era stata predisposta una figura garante che ogni anno pubblicava una relazione in merito a questo impatto, ma questa figura ha operato per qualche anno ed è stata esclusa dall’attuale PNRR.

Infine l’ultimo a prendere la parola è Stefano Feltri (che come specificato su wikipedia non è parente del Vittorio Feltri nazionale) introducendo il suo intervento con la domanda ”Aumentare la spesa pubblica è davvero un bene?” Banalmente secondo la sua opinione no. Se si investono troppe risorse si rischia che questi soldi anziché essere investiti in digitalizzazione di scuole e imprese o in transizione ecologica finiscano in mani sbagliate. Bisogna saper usare meglio i fattori che si hanno e ciò non significa aumentando risorse monetarie, ma modificando sistemi legislativi e introducendo riforme adeguate. Il debito che stiamo accumulando fra poco andrà ripagato. A tal punto potrebbero verificarsi due scenari macroeconomici: nel primo la BCE alza i tassi di interesse, nel secondo il mercato scommette contro la BCE e questo comporta che la stessa non sarà più garante producendo così una perdita di valore dell’euro.

Dall’incontro si deduce che, nonostante siano state messe a disposizione ingenti risorse economiche, vi è una sostanziale e ripetitiva incapacità di risolvere i problemi da parte della politica italiana. Le decisioni prese in merito all’allocazione delle risorse sono frutto della mediazione tra i vari partiti e come sempre non si sceglie la soluzione migliore, ma quella meno peggio che accontenti tutti. Questo è un problema grave poiché a ripagarne i danni saranno le nuove generazioni alle quali è mancato da parte di quelle vecchie il “cosiddetto salto culturale”.

29 settembre 2021

Articolo a cura di Alessandra Romano