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“IL MISTERO DELL’AMORE È PIÙ GRANDE CHE IL MISTERO DELLA MORTE”, DICEVA OSCAR Wilde. Amore e morte: una coppia che flirta da secoli sui libri, al cinema nella musica. Oggi si rincontrano in libreria nel romanzo Né con te né senza di te. Stradanove ha incontrato Paola Calvetti, giornalista, responsabile della comunicazione del Touring Club Italiano, già autrice dei best-seller L’amore segreto e L’addio.
Per Vera l'amore è una passione (auto)distruttiva. Quali elementi dell'equazione bisogna cambiare per sopravvivere a un grande amore? Vera, la voce narrante del romanzo come ben sai e sanno i lettori, non sopravvive, non ce la fa ad accettare l'idea dell'amore o meglio, del non-amore. Piuttosto che sopportare l'abbandono, anche solo frutto delle sue insicurezze e delle sue fragilità, uccide Nicola e si toglie la vita: lo porta con sè, per sempre. Non è la differenza di età, non è la paura di essere tradita, è il frutto di una incapacità ad ammettere che possa esistere chi la ama. La speranza, in lei, non esiste.
Perché la scelta di non rappresentare il punto di vista di Nicola, a favore di quello dell'amico? Come in Manon Lescaut, che non parla mai in prima persona, Nicola emerge come personaggio dalla voce di Vera e dal ricordo di Francesco, il suo migliore amico. Nicola è un personaggio importante, importantissimo, nel romanzo, ma se ci pensi bene, è un pretesto non solo narrativo ma esistenziale, per le voci narranti. Per Francesco rappresenta il grande e indistruttibile rapporto con l'amicizia, ne è simbolo, per Vera è l'oggetto amato, disperatamente amato, ma, come dicevo prima, senza speranza. Vera è come Violetta Valery: "Oh gioia ch'io non conobbi, d'essere amata amando".
Nel racconto scritto da Vera, la bambina conosce Arlecchino, Giulietta e Manon Lescaut. Cosa rappresentano questi personaggi? Arlecchino, Giulietta e Manon rappresentano la sua anima e, dal punto di vista strettamente psicicanalitico, sono le sue proiezioni. Nel romanzo rappresentano la capacità di cavarsela (Arlecchino) con l’azione, l’imbroglio ingenuo, l’allegria. Giulietta è l'amore, puro e assoluto, che come gli amori puri e assoluti è destinato a finire. Perchè non esiste. Ma l'amore di Giulietta e Romeo, come quello di Vera e Nicola, esiste per sempre. Impigliato nei rami dolci e meravigliosi della morte. Manon è la seduzione, il capriccio, la scoperta - tardiva - dell'amore del cavaliere Des Grieux. In sintesi: Vera è un'Arclecchino che gioca a fare Manon (seduce Nicola), vivendo con il terrore di diventare una Giulietta.
Le storie di passione raccontate nel cinema e in letteratura sono numerose. Quale considera le migliori? La signora della porta accanto, La lecon de Piano, La Veuve de Saint Pierre, sono film culto per me. Nella letteratura, la più grande e moderna storia di amore adulterino resta Anna Karenina. Poi tutto Shakespeare, maestro in tutto. Dai sonetti ad Amleto.
La musica ha un ruolo fondamentale nel libro. Quale colonna sonora sceglierebbe per raccontare l'inizio e la fine di un amore? Per l’inizio: la colonna sonora del film THE Hours di Philip Glass, tutti i Bealtles, di italiani Fiorella Mannoia, La storia siamo noi.Come opera lirica, la Traviata. Come sinfonia, la Quarta di Brahms. Per la fine: With or without you dei U2, nel CD Joshua's Tree.
Siamo tutti un po' vittime dell'ideologia del "e vissero per sempre felici e contenti”? Se potesse scegliere una frase (che crei meno illusioni) con cui concludere le favole, quale sceglierebbe? Sì, credo che l'unica cosa che ci importi, in fondo, è l'amore eterno, indissolubile, unico. Una conclusione per le favole? ”Proveranno a vivere felici e contenti. Se avranno fortuna e l'amore di Dio ce la faranno”.
Il libro contiene critiche al cannibalismo dei media, scritte da una giornalista. Possono essere interpretate come un'autocritica? Non ho mai fatto la nera, quando lavoravo a Repubblica. Non c'è cannibalismo nei giornalisti: devono "fare il pezzo". Forse li invidio: mi sarebbe tanto piaciuto fare la cronista di nera, perchè parla della vita di tutti i giorni, indaga nelle miserie umane, cerca pietas laddove ci sono solo cadaveri e passioni malate. Ho molto rispetto per la follia e per la malattia mentale, non in senso morboso, ma vorrei sapere raccontare quando ti si stringe il cuore nel vedere che persone come noi non vedono più...non sentono la loro anima e quando gli altri, il mondo, non comprendono la loro disperazione e la fragilità
Paola Calvetti, Né con te né senza di te, Bompiani, pp. 217, Euro 14.00
Simone Spallanzani 09-02-2004
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