"LA LETTERATURA NASCE DA UNA SENSAZIONE", SOSTIENE ALAIN ELKANN, GIORNALISTA, conduttore televisivo, scrittore: è appena uscito il suo “La lunga estate”, romanzo di sentimenti, amori abortiti che rinascono con rinnovata forza, altrove, rivolti ad altre persone.
Leopoldo è un critico d’arte, un po’ disgustato dal mondo del giornalismo, s’innamora di Nina ma non sa governare il suo trasporto, la gelosia, non è in grado di far crescere il loro legame. E’ estate, sono su un’isoletta della Grecia, al protagonista tutto sembra possibile tranne la sconfitta, tranne l’abbandono. Inizia così un lungo inseguimento tra i due, con un epilogo per certi versi sorprendente.
"Uscendo da un cinema romano, vicino piazza del Popolo, in una sera d’estate, non so perché, mi è venuta in mente quest’immagine dell’immunità estiva. C’è un momento dell’estate in cui uno può veramente disporre di tutto il suo tempo, chiudere i telefoni. Vivere come meglio crede", spiega Elkann.
Così ha preso vita la storia di Leopoldo.
Lui prende questa donna, se la porta in Grecia. Notti di stelle, pranzi frugali, nuotate, momenti di d’amore minacciati dall’uomo di lei, sposato e con famiglia, incapace di assumere altri impegni sentimentali. Leopoldo, forse per orgoglio, forse per stupidità e impazienza perde di vista Nina e dovrà inseguirla prima in Corsica poi a Tangeri, dove si ritroverà in una comunità omosessuale.
E l’uomo che consentirà a Nina di vivere la “lunga estate” è proprio un omosessuale?
Sì, ma anche il più virile di tutti, perché la sposerà e le darà quello che lei cerca, quello che tutte le donne cercano. Diventare mogli, madri, occuparsi della famiglia, avere un amore che rappresenti la vita.
Vagheggiamenti, viaggi da un capo all’altro del mondo, tanto tempo a disposizione: i suoi personaggi in verità sono dei privilegiati.
Vorrei sfatare questo luogo comune. Tutti parlano del mondo privilegiato descritto nei miei romanzi. Ma una manicure di Voghera oggi va tranquillamente in vacanza alle Maldive. A me sembra che “La lunga estate” racconti la società di oggi.
Il finale del libro lascia intuire il trionfo della famiglia. Perché il legame tradizionale vince su tutti gli altri?
La penso come Tolstoj, l’amore coniugale è l’unico vero. Le altre sono passioni effimere; come c’è il pensiero debole c’è l’amore debole. Sono convinto invece che nel mondo di oggi gli unici valori siano le cose serie: i figli, il lavoro, l’amore coniugale, i genitori.
Far durare un amore è un lavoro?
Sì, è come avere un bel giardino. Perché sia rigoglioso bisogna curarlo. Barbara Palombelli, che ha presentato il mio romanzo, non crede che il matrimonio tra Nina e Gérard sia destinato a durare, io penso di sì, lei lo ama e staranno insieme tutta la vita. La prima cosa che piace ad una donna di un uomo è che questi la ami.
Perché lei scrive romanzi?
La bellezza del lavoro di uno scrittore, di un giornalista è che sei come un artigiano. Usi la penna come il falegname usa la pialla.
Di recente lei ha intervistato l’autore di bestseller Wilbur Smith. Come giudica i suoi romanzi?
Sono degli ottimi prodotti di intrattenimento. Non so come siano i miei libri, ma un romanzo si scrive perché la gente lo legga, a livelli diversi. Smith non si crede Schopenhauer, scrive storie per chi in vacanza vuole passare momenti piacevoli, avvincenti. E va bene così.
Lei è anche conduttore televisivo. Un lavoro che la distrae dalla letteratura?
No, anzi, mi aiuta. Mi porta dentro la vita, e chi non è dentro la vita non può scrivere niente. Io amo scrivere cose che conosco e che la gente possa capire, discutere.
Alain Elkann, La lunga estate, Ed. Bompiani, 124 pagine, 12 euro
Mariano Sabatini 28-05-2003