GLI ALTRI COMICI SI DANNO ALLA LETTERATURA, SI SCRIVONO ADDOSSO PUR DI TENTARE la scalata alle classifiche, lui invece si dedica al teatro. Il successo non lo cambierà mai e forse, intimamente, non ammetterà mai di avercela fatta: Enzo Iacchetti rimarrà il ragazzotto di Luino con l’immancabile aria da cane bastonato. Con la sua ingenuità, nutrita e difesa da paure di ogni tipo, purché infondate.
A nulla servono i soldi che si accumulano sul conto, la popolarità e gli apprezzamenti crescenti, Enzino – come lo chiamano tutti affettuosamente – ha lo sguardo smarrito di uno che si sentirà sempre nel posto sbagliato, al momento sbagliato. Da qualche giorno ha finito il periodo di conduzione a “Striscia la notizia”, il telegiornale satirico di Canale 5 che ogni sera calamita diversi milioni di telespettatori; e che, tra l’altro, ha fatto guadagnare al suo ideatore-direttore Antonio Ricci il premio “E’ giornalismo”.
Salutato l’amico Ezio Greggio e le due nuove veline, Iacchetti ha debuttato al teatro Carcano di Milano (fino al 30 marzo, poi in tournée fino a metà maggio) con “Provaci ancora, Sam” di Woody Allen. Protagonista un inguaribile sognatore, perso dietro alle donne che non può avere e alle visioni di Humphrey Bogart che gli dà consigli su come conquistarle.
"Visto il successo che ho avuto con “Risate al 23° piano”di Neil Simon, cercavo un testo simile. E’ stato Zuzzurro-Andrea Brambilla a parlarmi di questo titolo famosissimo. Avevo delle perplessità,sentivo già le critiche: Cosa gli è venuto in mente? Ora si mette a imitare Woody! Poi leggendolo ho capito che Enzino poteva essere un Sam completamente diverso".
E’ una favola sulle pene d’amore?
Sì, risale agli anni Settanta ma alcune riflessioni rimangono attuali. Allen ha scritto spinto dalla difficoltà di conquistare le donne belle per via dei suoi tanti difetti. E in effetti anche oggi se non sei bello sembrerebbe difficile sopravvivere, a questo mondo. Invece, rimanendo te stesso anche se non sei un bronzo di Riace puoi avere una donna intelligente, che ti piaccia.
Anche uno come lei può avere successo con le belle donne?
Lo spero, santo cielo! Io non sono brutto come Woody Allen, ma non sono neanche una gran bellezza. Mi prendo in giro sul mio carattere, sui tic, sulla timidezza, l’introversione... Sa, la mia vita è piena di insicurezze e di nevrosi.
Proprio come Sam. E il suo lavoro non l’aiuta ad acquisire certezze?
Pensi che la prima volta non ci credevo mica di essere in onda a “Striscia la notizia”. Ho dovuto chiamare mia madre per capire se era accaduto davvero o era frutto della mia fantasia. Ho sempre vissuto così, senza fidarmi molto degli altri, ma soprattutto con la paura che gli altri potessero usare la mia naturale ingenuità per fregarmi.
E’ stato molto deluso nella vita?
Tante volte. Ho avuto successo tardi, e spesso ho dovuto tirare la cinghia. Però ce l’ho fatta lo stesso. E ora, la somma delle esperienze accumulate un po’ mi aiuta a parare i colpi. In questo “Provaci ancora, Sam” è significativo. Bisogna tirare fuori le parti buone del proprio carattere.
Ha mai pensato di fare altri mestieri?
Se è per questo stavo quasi per suicidarmi, dopo aver anche progettato di aprire una tabaccheria in quel di Luino. A Canale 5 mi avevano scritto una lettera per invitarmi a non presentarmi più ai provini. Un funzionario mi disse che non sarei mai andato bene per la rete; lo stesso che poi, diventato famoso da Costanzo, mi scritturò per un programma di prima serata.
A chi sente di dover dire grazie?
A mia moglie che allora mi ha spinto a insistere, a me stesso. A Costanzo che è stato l’unico a capire che potevo tenere banco, ad Antonio Ricci che con “Striscia” mi ha fatto avere tutta la popolarità del mondo...
Visto da vicino, com’è Costanzo?
Nel privato è la persona più semplice del mondo. Ma è un uomo di televisione, e come tutti quelli che hanno risultati d’ascolto gestisce un grande potere. A me, che ho un carattere psicolabile, il potere non interessa. Quando ho prodotto il programma “Titolo” dovevo prendere un’ìnfinità di decisioni, ma non andavo mai a dormire. Alla fine ho avuto un’ulcera di dieci centimetri.
Alla sua età si possono ancora avere dei sogni?
Il sogno di quand’ero bambino l’ho realizzato: essere famoso, apparire in televisione. Penso che la vita mi abbia dato quasi tutto, insomma. Oggi non sogno più: sognare un mondo senza guerra è più un utopia che altro. Ad occhi aperti ho solo delle speranze. Vale ancora la pena sperare che l’uomo possa migliorare e capire, prima o poi, che i conflitti armati sono inutili.
Ha più paura del presidente Bush o Sadam Hussein?
Di entrambi, allo stesso livello. Bush ha però un male ereditario, assomiglia troppo al padre nel voler dimostrare che gli Stati Uniti sono a tutti i costi la nazione più forte del mondo. Non lo sono e debbono esserlo.
E’ più facile gestire l’insuccesso o la popolarità?
Difficile è rimanere in vetta una volta arrivati. Per chi si attacca al denaro poi l’ansia è tanta. Preferirei guadagnare cinquanta volte meno nei prossimi anni però lavorare sempre. Vivo nell’incubo che nessuno mi voglia più vedere in tv e a teatro.
I suoi genitori erano poveri?
Non poverissimi, ma certo mi ricordo tante sere a caffè latte e pane. Come si dice, non avevamo niente di più. I gamberoni li ho mangiati a 22 anni, dopo il militare.
Davanti a un auto da settanta milioni con quale animo stacca l’assegno?
Se sono depresso ci penso di meno, se sono sereno o addirittura felice rischio di non comprarla. Mi appare in sogno mio padre: <>.
Oltre alla parsimonia, cosa le hanno insegnato i suoi genitori?
A tenere i piedi per terra. Mio padre non avrebbe voluto che facessi parte di questo ambiente, pieno di donnacce e droga, pensava danneggiasse la mia dignità di uomo. Poverino, è morto prima di capire che gli avevo disubbidito. Chissà cosa direbbe di questo mio successo... Mia mamma è sempre stata più comprensiva,ma ha creduto davvero in me solo quando mi ha visto vicino a Lorella Cuccarini.
Impresa ardua far ridere un comico. Chi ci riesce con lei?
Benigni, ma è scontato. Mi fanno molto ridere Ale & Franz di “Zelig”, sono andato a vederli anche a teatro. Hanno la stoffa di autori e la struttura attoriale per durare negli anni. Io mi definisco più volentieri un attore brillante. Il mio umorismo è all’inglese, provoca sorrisi più che risate sganascianti. Per questo mi piacciono Allen, Monti Phyton, Neil Simon.
Con “Striscia la notizia” si è fatto molti nemici?
Bè, Greggio e io abbiamo ricevuto parecchie lettere di minacce. Per un periodo l’azienda ci ha fatto mettere sotto scorta. Però mi imbarazzava essere continuamente seguito, così ci ho rinunciato. Certo, se mi fermo a un benzinaio, quattro volte su dieci, mi prendo delle parolacce. Quattro su dieci, se salgo su un taxi l’autista mi aggredisce pensando che abbia la telecamera nascosta. Non oso pensare se dovessi incontrare Wanna Marchi cosa accadrebbe.
Quali notizie le dà fastidio dare?
Quelle vere non mi infastidisce darle. Piuttosto mi imbarazza sostituirmi agli organi competenti. Una cosa è tirare fuori le magagne, quanto a sbattere la gente in galera non dovrebbe essere compito di una trasmissione televisiva come “Striscia”. Io sono assunto come comico di varietà.
Quali “colleghi” giornalisti stima?
Santoro mi piace se non fa don Chisciotte e valorizza invece il suo gruppo di lavoro, quando pontifica sembra Berlusconi. Leggo volentieri i pezzi di Biagi. Mi stupisce però come un genio del giornalismo possa avere una figlia che dirige “Novella 2000”. Non è giusto fare spettacolo con la vita privata di un attore o di un politico. Quando ci si ritrova sulle pagine di certi giornali è come avere i ladri in casa ogni volta.
Quali soddisfazioni si è preso con l’arrivo della popolarità?
Nessuna. In questo, purtroppo, assomiglio a mio padre. Molti mi hanno fatto male ma non ho mai provato rancore o sete di vendetta. Anzi sono tormentato dai sensi di colpa: ogni cosa che capita mi convinco che è colpa mia. Per fortuna non ho tre guance da porgere altrimenti le avrei sempre gonfie.
Mariano Sabatini 18-04-2003