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Dal Canada alla Russia: parliamo dell'origine di questa storia.
Non pensavo che avrei scritto un romanzo storico. Mio nonno è morto poche ore prima che io nascessi e questa era la mia scena iniziale, di una donna che partorisce e che ha questo grosso dolore. Doveva essere in qualche modo una storia riguardo alla mia famiglia e, siccome la mia famiglia viene dalla Russia, è diventata anche una storia della Russia.
E' anche un libro della memoria da salvare, di una duplice o triplice memoria, quella dello shtetl. So che ci sono dei siti, adesso, che raccolgono le memorie di questo mondo scomparso. Sì, questo è qualcosa che avviene adesso. Sono cresciuta in un'epoca in cui la comunità ebraica canadese era traumatizzata dagli eventi della seconda guerra mondiale, le morti, le distruzioni, non c'era spazio per altro. Adesso, a più di 50 anni di distanza, c'è veramente fame di sapere di più della vita che non della morte. In Canada, specialmente a Toronto, c'è un grande interesse per la lingua yiddish, per i costumi e la cultura di quel mondo: questa è la memoria che cercavo di recuperare scrivendo questo libro, la gioia e la vita e non solo la tristezza e il dolore.
La memoria del grande avvenimento storico, la rivoluzione russa.
Ho scelto la rivoluzione minore del 1905 perché la mia famiglia lasciò la Russia nel 1903 e mi interessava quell'epoca che loro si erano lasciati alle spalle e tutti quelli che erano rimasti là. Moltissimi giovani erano emigrati ma molti di quelli che restarono furono coinvolti nella rivoluzione e la mia attenzione era rivolta a loro.
Da dove veniva la sua famiglia?
La famiglia di mia madre veniva dalla Lituania e quella di mio padre dall'Ucraina, una delle aree in cui furono commessi crimini tremendi durante la seconda guerra mondiale.
E poi la memoria della sofferenza del Gulag.
Sì, quelle dei prigionieri del Gulag erano voci che dovevano essere salvate. Il sistema dei Gulag così tristemente famoso nella Russia Sovietica aveva la sua origine nello stesso sistema nella Russia zarista, l'epoca di cui parlo nel mio romanzo.
E' un romanzo di grandi personaggi femminili che vivono e soffrono la loro epoca ognuna in un modo diverso. Il più infelice è la madre di Miriam.
La madre di Miriam si getta nel fiume, sì, forse soffriva anche di depressione dopo-parto, non si sa, non lo sapevo nemmeno io mentre scrivevo. La storia è vista dalla prospettiva della figlia che non ha conosciuto la madre, è un mistero che Miriam non riuscirà mai a risolvere, è un'informazione che non può avere e ci si domanda fino a che punto questo mistero possa avere influenzato la sua vita.
Ci sono le due sorelle, la matrigna di Miriam e la zia rivoluzionaria.
La matrigna di Miriam è il personaggio più forte, quello che mi piace di più; quanto a Bayla, la rivoluzionaria, è certamente influenzata dall'uomo di cui è innamorata. E' una cosa che ho osservato leggendo le memorie di giovani rivoluzionari, sia uomini sia donne: molti di loro avevano una forte ideologia, molti però erano degli idealisti, non tanto per convinzione ma perché seguivano la marea del tempo. Penso che Bayla fosse in quella categoria e alla fine si rende conto di non volere veramente quello, ma una vita diversa.
E poi c'è Miriam che sembra presa nel vortice.
Nelle mie intenzioni Miriam non doveva essere così, Miriam doveva essere un personaggio con una volontà più forte, ma poi i personaggi crescono in maniera indipendente e diventano diversi da come lo scrittore li pensava. Miriam sembra essere come il suo nome che vuol dire acqua, sembra scorrere più che agire.
C'è qualcosa di autobiografico nel romanzo, nei personaggi o nei ricordi?
Non in senso letterale. Il motivo per cui mi piace scrivere romanzi è che qualunque cosa di personale viene schermato, filtrato. Molti dei nodi di interesse del libro sono anche i miei, ci sono parti di me e parti della mia famiglia: i nomi, per esempio, sono nomi che ricorrono nella mia famiglia. Per quello che riguarda i luoghi, avevo iniziato a scrivere dei luoghi in cui aveva vissuto la famiglia di mia madre, poi mi è capitato di leggere delle memorie ambientate in una zona di paludi e mi è piaciuta così tanto l'atmosfera che ho spostato l'ambientazione del mio romanzo.
Il Canada come ospite d'onore alla Fiera del Libro di Torino. Così tante voci, due lingue, impossibile parlare della letteratura canadese in poche parole. Che cosa caratterizza la differenza - a parte la lingua, naturalmente - tra la letteratura canadese in inglese e quella in francese?
C'è stata una fortissima immigrazione nel Canada di lingua inglese, perciò la letteratura canadese in inglese comprende sia gli anglocanadesi sia persone che vengono da tutto il mondo e scrivono dei loro luoghi d'origine. Rohinton Mistry, per esempio, è uno scrittore canadese ma tutti i suoi romanzi sono ambientati in India. E come lui sono molti dei nostri scrittori. Non credo sia la stessa cosa per la letteratura in francese, i libri che conosco io mi pare siano più ambientati nel Quebec. Mi sembra che ci sia uno stile diverso nella narrativa canadese di lingua inglese, gli scrittori sono più interessati a raccontare una storia, mentre la letteratura di lingua francese è più contemplativa, più attenta alla lingua e alle immagini. Però è solo una mia impressione perché non ci sono molte traduzioni in inglese dei romanzi scritti in francese.
Sta scrivendo un altro libro?
Ho appena iniziato un nuovo libro, ma se vi dicessi adesso di che cosa parla...sarebbe inutile, perché tra un anno potrebbe essere qualcosa di completamente diverso.
Nancy Richler, Dolci le tue parole, Ed. Tropea, pp.345, Euro 16.50
Marilia Piccone 22-05-2003
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