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FRANCESCA MARCIANO
Intervista all'autrice di 'Casa Rossa'
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Francesca Marciano trucco! NON È COMUNE CHE LA SCRITTRICE E LA TRADUTTRICE DI UN ROMANZO SIANO LA STESSA persona: Francesca Marciano, nipote di un famoso critico e scrittore, regista, attrice e sceneggiatrice (sua è la sceneggiatura di "Io non ho paura" del regista Salvatores), ha scritto "Casa Rossa" in inglese e poi lo ha tradotto lei stessa in italiano, diventando subito famosa sia negli Stati Uniti, dove ha vissuto e lavorato per anni, sia in Italia dove abita attualmente. Stradanove ha parlato con lei del suo romanzo.

Questo è il suo secondo romanzo, Signora Marciano, e sappiamo che ha scritto entrambi in inglese, prima di tradurli in italiano.
   Ho scritto il mio primo romanzo “Rules of the Wild” in inglese, mentre vivevo in Africa, e il manoscritto è stato acquistato dall’editore Americano Pantheon: solo in seguito la Mondadori ha acquistato il manoscritto e lo ha pubblicato in Italia con il titolo “Cielo scoperto”. Il libro non ha avuto un grande riscontro qui in Italia mentre è stato un grande successo in America. Sono stati i miei editori americani a sollecitarmi a scrivere un secondo romanzo per loro, e così è nata "Casa Rossa", che ho scritto in inglese, per Pantheon. Anche questa volta, solo in un secondo momento la Longanesi si è fatta avanti: il suo direttore editoriale Luigi Brioschi ha creduto moltissimo nel manoscritto e lo ha voluto acquistare per l’Italia. Naturalmente ci tenevo moltissimo che il libro uscisse anche qui.

"Casa Rossa" è la storia di una famiglia: c'è qualcosa di Lei nel personaggio di Alina, qualche ricordo che appartiene a Lei e alla Sua famiglia?
   Tutto e niente come sempre in letteratura. La famiglia Strada non è la mia famiglia e l’intreccio è frutto di pura invenzione. Non abbiamo mai avuto una “casa di famiglia”, tantomeno in Puglia. Invece mia è la generazione di Alina e Isabella e le vicende che hanno traversato l’Italia di quegli anni sono le stesse che hanno segnato il mio percorso.

I legami famigliari sono fortissimi nel romanzo, sono quelli su cui si può sempre contare. Eppure le figure materne sono piuttosto assenti nel loro ruolo e così pure, per altri motivi, quelle paterne.
   Sì, mi rendo conto che né Alba né Renée né Isabella ci fanno una gran figura come madri. Ma alla fine del romanzo, ognuna di loro ha una specie di rendenzione o di “riscatto”. Mi interessava raccontare la storia di donne che sbagliano, senza perdere di vista la loro umanità. Volevo raccontare una famiglia attraverso il percorso di tre donne, ognuna delle quali appare colpevole di un “misfatto”, che non è poi chiaro se ha veramente commesso o no. In altre parole, ognuna di queste donne consegna una eredità scomoda alla propria figlia, e in un certo senso il peso della sua presunta colpa finisce per “storpiare” la natura fragile della figlia, che a turno ripeterà la stessa cosa. Ogni volta le conseguenze saranno più gravi. Mi interessava raccontare questo “passaggio del testimone” da donna a donna.

Non mi sembra ci sia neppure una figura maschile "forte" in "Casa Rossa".
   Non sono d’accordo: Lorenzo, il grande patriarca, è una specie di Leone d’Inverno, rabbioso e chiuso in se stesso. Il produttore Esposito è una figura paterna solida, esuberante, quasi pirotecnica. Sono affezionata in particolare a lui: Esposito ha tutte le qualità che ammiro negli uomini.

"Casa Rossa" è anche una storia d'Italia, con due nodi cruciali, quello del fascismo e quello degli "anni di piombo".
   Si, perchè mi interessava “ancorare” quel misfatto presunto di cui parlavo prima a due momenti centrali della nostra storia, così che la storia di una famiglia – le omissioni, le bugie e le falsificazioni – riflettessero come in uno specchio anche le omissioni e le presunte verità dell’Italia in due momenti cruciali della sua storia. Era proprio questo il parallelo che mi interessava nel romanzo.

Il suo romanzo potrebbe diventare un bellissimo film: ne scriverà Lei la sceneggiatura?
   Non so se se ne potrebbe fare un film: 60 anni di storia mi sembrano davvero troppi . E non saprei dirle se sarei in grado di scrivere la sceneggiatura. Non ho voluto farlo quando il mio primo libro è stato opzionato per il cinema, perchè sentivo di aver fatto la mia parte di lavoro e avevo voglia di andare avanti e lasciarmelo alle spalle. Vedremo cosa succederà con questo secondo.

Francesca Marciano, Casa Rossa, Ed. Longanesi, pagg.387, Euro 16,00

Marilia Piccone  09-02-2003

trucco! - Leggi la recensione di "Casa Rossa"

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