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QUATTRO CHIACCHIERE CON MARCELLO FOIS
Intervista a Marcello Fois autore del libro Ilaria Alpi il più crudele dei giorni
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La copertina del libro trucco! LA NARRAZIONE LUCIDA E INCONDIZIONATA, METTE A FUOCO UN OSCURO CAPITOLO DELLA NOSTRA STORIA POLITICA. L’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Rovatin, coraggiosi giornalisti che avevano consacrato la loro esistenza alla ricerca della verità. In un taccuino ritrovato nel suo ufficio a Saxa Rubra Ilaria Alpi aveva scritto una domanda “Dove sono finiti i 1400 miliardi della cooperazione italiana?” Marcello Fois e Ferdinando Vicentini Orgnani, sono partiti da questa domanda per raccontare l’obiettivo dei due giornalisti. “E’ stata la risposta semplice a una domanda semplicissima. Il resto è storia”.

Marcello, come e quando nasce l’idea di scrivere un film sulla vita di Ilaria Alpi?
   Nasce due anni e mezzo fa, quando Ferdinando mi ha proposto il progetto. Erano già state scritte molte sceneggiature su questa storia, ma per un motivo o per l’altro non se n’era fatto niente!

Quali sono state le difficoltà che hai incontrato nel dover portare sullo schermo una vicenda drammatica e oscura come quella in cui Ilaria ha perso la vita assieme al suo collega Miran Rovatin?
   Innanzi tutto quella di evitare i “santini”. Provare cioè a rendere vivi e credibili i personaggi, che non sono eroi. Poi quella di superare i paletti, che costantemente si frapponevano fra le cose che potevano essere dette, in quanto frutto di conclusioni processuali, e quelle che invece erano solo ipotesi, in terzo luogo quella del rispetto dei fatti tentando di “fare collegamenti” senza dare giudizi. Non so se ci siamo riusciti, ma sicuramente ci abbiamo provato.

Nel libro scrivi che la sceneggiatura nasce dalla domanda sulla quale Ilaria aveva lavorato e aveva trovato la risposta senza avere la possibilità di renderla pubblica: “Dove sono finiti i 1400 miliardi della cooperazione italiana”. Che cosa ti interessava focalizzare, partendo della vicenda di Ilaria e Miran, della professione di giornalista che insegue la verità ed è pronto a tutto perché essa venga resa nota?
   Mi interessava raccontare una storia che è anche una storia vera: quella di due persone che fanno il loro lavoro, che hanno vite distinte, e che sono destinate a morire insieme, stupidamente, perché la morte è sempre stupida. In questa storia, Ilaria e Miran sono due persone che credono in quello che fanno, non hanno secondi fini, semplicemente svolgono al meglio il loro mestiere, come tutti gli individui di questo tipo, non stanno troppo a calcolare quanto sia conveniente e quanto non lo sia: ritengono di vivere in un mondo disposto ad accettare l’onestà intellettuale e si scontrano contro un mondo che ragiona esclusivamente in termini di sfruttamento e tornaconto personale. La cosa buffa è che Ilaria e Miran non pensano mai che esista una verità, ma sono disposti a tutto per poter dire la loro verità, “fa parte dell’istinto del loro mestiere” tanto per citare Pisolini.

Il giornalismo d’inchiesta, oggi, che tipo di ostacoli deve ancora superare? L’esperienza di Ilaria e Miran cosa ha cambiato nella professione e come può essere utile a chi oggi fa questo stesso lavoro?
   Non posso giudicare né tantomeno tracciare bilanci sul giornalismo d’inchiesta, l’unica cosa certa è che negli ultimi anni abbiamo assistito ad uno svuotamento di senso di quel tipo di indagine a favore dell’informazione urlata e superficiale. La sorte di Ilaria e Miran hanno rappresentato un deterrente difficile da dimenticare.

Hai mai conosciuto Ilaria Alpi e Milan Rovatin di persona?
   No. Ma ho conosciuto molti dei loro colleghi.

Nella realizzazione di una sceneggiatura su un fatto reale, dove finisce la realtà e inizia la fiction?
   In questo caso specifico di fiction ce n’è poca. Tutto ciò che abbiamo raccontato è reperibile negli atti processuali.

Quando scrivi una sceneggiatura quali sono le tue regole guida?
   Fare in modo che ala fine della sceneggiatura essa stessa sparisca completamente. Io credo che un film sia scritto bene quando lo spettatore non si accorge che è stato scritto. Poi cerco di dare ad ognuno dei personaggi il proprio linguaggio, autonomo e autosufficiente, non mi piacciono i film dove tutti parlano come parlerebbe lo sceneggiatore. Infine mi impegno a scrivere il silenzio e le pause, come sistema ritmico e come se fossero battute: uno sguardo, un silenzio, un gesto, possono dire moltissimo. Detesto le storie dove si parla quando non sarebbe necessario.

I dialoghi fanno chiaramente riferimento a quanto Ilaria aveva scoperto di un capitolo fosco e complesso della nostra storia politica. Scrivere il film insieme a Orgnani, vi ha mai procurato problemi, antipatie, da parte di una certa “intellighentia”?
   Soprattutto pressioni di carattere ideologico. Tutti volevano tirare questa storia dalla loro parte. Io e Ferdinando abbiamo capito ben presto che stavamo mettendo il dito in una ferita molto fresca, così abbiamo deciso di procedere senza lasciarsi condizionare, e non è stato per niente facile. Luciana e Giorgio , i genitori di Ilaria, in questo senso ci hanno aiutato moltissimo evitando di farci pressioni e fidandosi di noi. Ma sono stati gli unici.

Per scrivere la sceneggiatura ti sei recato nei luoghi dove Ilaria aveva lavorato. Ti sei confrontato con la gente del posto? Hai conosciuto chi conosceva Ilaria e Miran?
   Innanzi tutto mi interessava di conoscere Ilaria e Miran. Ho guardato ore di VHS che li riguardavo, volevo sentire le voci, vedere con i loro occhi, cercare di capire la loro visione del mondo. Questo per me è stato più importante che vedere documenti e atti processuali. In seguito abbiamo incontrato molti colleghi giornalisti e amici e, ancora una volta i genitori.

Lavorando sulla vita di Ilaria e Miran, cosa ti ha maggiormente colpito della loro personalità?
   L’idea che le verità possono essere tante, ma tutti hanno il diritto di esporre la propria verità, l’idea che si può essere talmente limpidi da non capire a quali rischi ci si sottopone. L’idea che il senso critico e la capacità d’analisi possono diventare armi potentissime per cambiare il mondo e che per salvaguardare questi principi, si può morire.

Quale valenza morale va attribuita ad un film come “Ilaria Alpi: il più crudele dei giorni?”
   Non lo so, l’ipotesi di una valenza morale mi spaventa un po’. Insisterei sul fatto che si tratta di una storia. Nel film a Miran che racconta una storia della sua famiglia, Ilaria domanda: “ Morale?” E Miran risponde: “Nessuna morale, è semplicemente una storia?”. Ecco, è semplicemente una storia, ognuno tragga la propria di morale...

Marcello Fois e Ferdinando Vicentini Orgnan,i –Ilaria Alpi. Il più crudele dei giorni–, Frassinelli – pagg.151 - € 11.50

Valentina Mmaka  31-03-2003

trucco! - Leggi la recensione di "Ilaria Alpi. Il più crudele dei giorni"

- Leggi l'intervista a Fernando Vicentini Orgnani e Giovanna Mezzogiorno

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