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La complessità del buddismo
A colloquio con Antonio Donini
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Un'immagine di Buddha trucco! NELLA SOCIETÀ OCCIDENTALE LA RISPOSTA ALLA RICERCA DI SPIRITUALITÀ è sempre stato appannaggio del Cristianesimo, oggi invece assistiamo al diffondersi della cultura e soprattutto delle filosofie di vita provenienti dall'Oriente, soprattutto quella che meno ha di religione: il Buddismo.
    Di solito quando sentiamo parlare dei buddisti ce li immaginiamo vestiti di arancione, vegetariani, pacifisti ad oltranza e ascetici, completamente dissociati dalla realtà, invece i praticanti del Buddismo di Nichiren Daishonin sono al di fuori di queste immagini.
    Per conoscerli ho incontrato Antonio, un ragazzo di Bologna, e dal colloquio che ne è nato, quel sentire comune su di loro mi è sembrato riduttivo, quasi un modo per restringere il tutto a qualcosa di folcloristico ed evitare di affrontarlo nella sua sostanza.
    Ci sono molti bolognesi, autoctoni o adottati, che fanno parte della Soka Gakkai (società per la creazione di valore) Internazionale, che raccoglie 135 organizzazioni di altrettanti paesi e fa parte dell'O.N.U. come Organizzazione non governativa e la cui associazione italiana è stata riconosciuta ente morale con Decreto del Presidente della Repubblica del luglio 1987.
    I suoi insegnamenti affermano "la suprema dignità di ogni vita e la possibilità di mutare radicalmente le condizioni della società partendo da un processo di "rivoluzione umana" dell'individuo". Il cuore del pensiero del padre spirituale di questo gruppo buddista è uno degli ultimi insegnamenti di Siddharta: il Sutra del Loto, considerato ancora oggi uno dei testi più importanti della corrente Mahayana definitivo (che rappresenta uno dei tre filoni in cui si è sviluppato il Buddismo), dove viene rivelata "l'esistenza di una forza vitale universale che genera, permea e regola tutti i fenomeni della vita. Ogni essere umano - egli dice - indipendentemente dalla razza, sesso, cultura o epoca, possiede in sé questa condizione vitale illuminata (definita Buddità, da un termine sanscrito che significa "illuminato"), così come in ognuno sono presenti altri stati vitali che si manifestano nelle varie forme dell'umana natura (collera, avidità, gioia, sofferenza e così via).

La Buddità è uno stato vitale presente in ogni persona e che attraverso determinate pratiche si può sviluppare in una illimitata energia positiva che, fondendosi con l'inesauribile fonte della vita universale di cui l'uomo è parte integrante, tende verso uno stato di felicità, permettendo il superamento delle umane sofferenze e la naturale compassione per gli altri".
    Ecco che tutto sembra tranne una religione, anzi si presenta come una filosofia di vita perché Budda non è altro che un uomo che ha raggiunto l'illuminazione e che ha trasmesso con le parole i propri insegnamenti.Un'immagine di Buddha trucco! Viene da chiedersi come mai la risposta alle domande di spiritualità, non provengano più da quella religione che storicamente nel nostro paese ha sempre svolto questa funzione.

Parlando con Antonio Donini, buddista da dieci anni, è emerso che la sua scelta è dovuta a una mancanza di risposte o se volete a una proposta di vita, quella cattolica, che non era più accettabile, perché non riusciva a sentirla attuale, non compatibile con i valori dell'era moderna. E a questo punto sorride, facendomi notare che la filosofia di Budda, conosciuto in Giappone come Shakyamuni, è più antica del Cristianesimo, ma riesce a dare, meglio di questo, quelle risposte che stava cercando.
    Spesso le religioni di matrice biblica vengono spesso sentite come assolutiste o caratterizzate da una rigidità, che più che insopportabili risultano fuori da questo tempo inattuali. Anche Antonio come tante altre persone che praticano il Buddismo, ha rifiutato quella tradizione che volente o nolente era trasmesso nelle proprie famiglie. Antonio mi fa notare che gli insegnamenti buddisti se mesi in pratica sono di immediata verifica, senza la necessità che ci sia una "fede" da parte di chi inizia a praticare, di conseguenza non si richiede una adesione per poter accedere ai suoi benefici.

Ma la chiave di tutto è la centralità dell'uomo in tutto l'insegnamento del Budda e la ricerca della felicità non in uno spazio post-mortem, come il Paradiso, ma direttamente in questa vita. Da una parte una forte responsabilizzazione per il buddista che non può delegare ad altri esseri terreni o non, i propri doveri, dall'altra il tentativo di cambiare il mondo, non direttamente, ma come effetto di un cambiamento della propria personalità. Ne consegue anche un forte rispetto per il prossimo, per le sue idee, la possibilità di accettare e vivere affianco a persone di religioni o filosofie diverse, perché in tutte le persone esiste la Buddità e come tali vanno rispettate.
    Nel Buddismo non si pone una conflitualità tra coloro che aderiscono e coloro che non decidono di affrontare il percorso buddista, anche all'interno delle famiglie, il buddista non pone un aut aut al consorte non praticante, ne si pongono problemi di quale educazione religiosa debbano avere i figli. Per quanto riguarda il matrimonio stesso, esiste una cerimonia buddista, ma la coppia che dovesse essere mista può benissimo scegliere per il matrimonio civile. Per sintetizzare si può dire che il buddista vive nel rispetto della vita e del prossimo, un rispetto che nasce nel porre l'uomo al centro della pratica del Buddismo.

Per informazioni sulla Soka Gakkai:
http://www.isg.it oppure http://www.sgi-usa.org
Un ringraziamento ad Antonio che ha messo a disposizione la sua esperienza di vita.

Andrea Grilli  15 aprile 1999

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