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DIFFICILE, ESTREMAMENTE COMPLESSO DEFINIRE
il perimetro artistico della musica New Age con adeguata esattezza.
Tale complicanza è del resto dovuta all'atteggiamento che ha deliberatamente ostentato il business discografico proprio nei confronti di questo tipo di sonorità. New Age Music, alla luce del decennio appena trascorso, è una terminologia che ha teso ad abbracciare tutto e niente, etichetta elusiva per eccellenza.
Ecco dunque la fonte degli equivoci tra "Contemporary Jazz" e "Adult Contemporary Music", sino alla "New Acoustic": classificazioni di comodo che hanno teso a delineare un subdolo simulacro.
Volendo operare un'analisi filologica e rigorosa, invece, senza andare a scomodare l'Ambient music di Brian Eno, oppure la trance ante-litteram dei Corrieri Cosmici teutonici (per non parlare dell'intero fenomeno Kraut Rock), basterebbe risalire all'etichetta americana Windham Hill, vero cuore pulsante, seppur spirato anzitempo, dell'intero universo musicale dei suoni dedicati alla Nuova Era.
Un'etichetta, un movimento, potremmo parafrasare. Perdipiù indipendente dallo strapotere Major, almeno per un primo, lungo periodo: dischi pubblicati in proprio, con un pressaggio ed una qualità di vinile superiore (si confronti la grammatura), tesi a privilegiare un'ascolto senza dubbio appagante per resa complessiva, e poi tours autonomi, un discreto merchandise e, su tutto, un'immaginario ecologico/naturista di indubbio fascino. Ma ovviamente non si possono tralasciare le inconfondibili sonorità: melodie semplici e tendenzialmente romantiche, forti di un approccio reiterato ma gentile, generalmente orientate sul versante acustico, con grande spolvero di strumentazione a fiato.
Del resto, il paradigma New Age si è sempre incarnato proprio nella sensazione di ariosa staticità, tesa a privilegiare un approccio mai "loud", ma anzi incentrato su sequenze melodiche pacate ed in qualche modo riconducibili al nostro immaginario comune. Il perfetto disco New Age in fondo, è proprio quello che ci restituisce una dimensione di familiarità, e probabilmente il suo compito è svolto con risultati vicini alla perfezione esattamente quando quella melodia ci richiama quel ben determinato jingle pubblicitario sulla crociera ai caraibi, oppure quel bordone di tastiera che avevamo inconsciamente memorizzato gustandoci l'ennesimo documentario di "Quark" incentrato sugli estenuanti accoppiamenti dei rinoceronti dello Zaire (!).
La New Age Music, è tutta lì: tastiere morbide come la manna, un pianoforte che riecheggia il cool riff sentito già centinaia di volte, il solo di sax che ricordavate sul vecchio disco di Sting che campeggia polveroso, in bella mostra, persino a casa della vostra zia cinquantenne. Nessuna sorpresa, nessun rumore superfluo. Va in onda esattamente quello che vi aspettavate di ascoltare. E va da sé che siamo anni luce lontani dagli abissi immateriali/esistenziali dell'Ambient pura, così come dal finto esotismo filologico del Lounge, giusto per richiamare generi apparentemente contigui.
Ovvio che la New Age Music non possa far altro che rilassare completamente: ciò che non ci spaventa e che non ci sorprende, non può fare a meno di permeare le nostre difese.
E questo perché il suono New Age oramai fa parte del nostro DNA: Brian Eno si era dunque sbagliato, non è l'Ambient music il suono che si confonde con l'ambiente che ci circonda. Niente affatto: è la New Age. L'avreste mai detto?
Michele Dicuonzo 15 aprile 1999
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