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SEI GIORNALISTE ALLO SPECCHIO
FRANCA ZAMBONINI (CONSULENTE DI DIREZIONE DI “FAMIGLIA CRISTIANA”) DEL 16 GENNAIO 1998
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Franca Zambonini trucco! Come le è nata l’idea di diventare giornalista?
   La chiamerei una vocazione molto precoce. Sono sempre stata molto interessata ai giornali, che in casa mia entravano attraverso mio padre. Io leggevo il “Corriere dei Piccoli” e davo poi un’occhiata anche ai giornali che leggeva mio padre. Poi ho avuto un’occasione straordinaria: studiavo a Viterbo, facevo il liceo, quando si svolse la seconda parte del processo Giuliano, parliamo di tanti anni fa. La seconda parte del processo riguardava fatti marginali. I grandi protagonisti, Gaspare Pisciotta tra i primi, erano passati in seconda linea e gli inviati che seguivano il processo da Roma non venivano più. Alcuni avevano affidato a noi ragazzetti del liceo l’incarico di seguire le udienze. Noi non andavamo a scuola per andare ad ascoltare le udienze e per scriverci venti righe la sera. Credo di aver imparato così la bellezza di una professione che mi ha incantato subito

Quanto conta la vocazione e quanto l’ideologia per entrare nella professione giornalistica?
   Si fa il giornalista per fare il giornalista e non per mettersi al servizio di un partito

Ma nel reale, indipendentemente dalle proprie motivazioni, l’ideologia politica influisce nell’essere assunti?
   Io sono entrata nei giornali in un’epoca in cui non si entrava per mettersi al servizio di…, ma per raccontare delle cose. Certamente negli anni che seguirono c’è stato un grande ingresso di persone legate all’ideologia, cioè ai partiti. Basta guardare l’esempio della Rai! Un tempo si diceva che le assunzioni in Rai avvenivano così: tre democristiani, due socialisti, un comunista e uno bravo. Sicuramente nel panorama della stampa italiana ha contato molto anche l’ideologia

Quali sono i limiti che comporta seguire un ideologia nel giornalismo?
   Io ho avuto la grande fortuna di essere entrata in un giornale come “Famiglia Cristiana” che non segue una ideologia ma è ispirata da un Credo! Sono due cose ben diverse. Qui da noi l’ideologia, l’appartenenza ad un clan non c’è mai stata

Che tipo di requisiti lei ritiene indispensabili per fare questo mestiere?
   Il primo requisito è la passione. Questo mestiere non si può fare come un altro se non c’è passione. Un altro requisito molto importante è la curiosità. Quando vedo che un giovane alle cinque di sera ritiene il suo lavoro essere finito, e gli cade la penna dalle mani, penso che era più portato a fare l’impiegato ministeriale, piuttosto che il giornalista. C’è un detto di una scuola americana che dice che il buon giornalismo si fa con i “piedi”: chi cammina di più, chi sta più tempo degli altri in piedi forse scopre qualcosa di diverso, che aiuta a distinguere il buon articolo da un articolo meno brillante

Quindi richiede un certo sacrificio?
   Richiede sacrificio, buona salute, disponibilità di tempo. Bisogna essere disposti a rimanere in redazione pure quando gli altri se ne sono andati. Richiede pure una buona cultura di fondo. Io per cultura intendo soprattutto la passione di leggere tutti i giorni i giornali, i libri. Più si legge più si impara, non c’è dubbio

Quanto conta la formazione culturale e quanto quella tecnica?
   Oggi la formazione tecnica conta molto. Però sapere tutto di computer o sapere tutto della telecamera è solo una prima parte, la formazione culturale è molto importante

In che modo ha influito essere donna nel lavorare in un giornale cattolico?
   Il giornale cattolico mi ha dato un’estrema libertà, perché è proprio della stampa cattolica quella di lasciare molto liberi. Parlo naturalmente di “Famiglia Cristiana” dove ormai lavoro da tanti anni. Io confesso molto candidamente che l’essere donna mi ha dato un qualche vantaggio in più. Non sono mai stata spintonata via, come accadeva ad alcuni colleghi. Credo di aver avuto da parte delle persone che cercavo, anche per intervistarle, un occhio di riguardo. Anche se qualcuno mi doveva dire di no lo, faceva sempre con un pizzico di cortesia in più rispetto a quella che veniva usata nei confronti dei miei colleghi maschi. L’ingresso delle donne nella professione giornalistica è stato tumultuoso, quelle che partecipano all’esame professionale sono molte di più rispetto agli uomini. Diverso è il discorso quando si tratta di far entrare le donne ai piani più alti, dove si decide come fare un giornale. Oggi a dirigere un quotidiano c’è soltanto Sandra Bonsanti, al “Tirreno”. Una volta c’era Pia Luisa Bianco all’”Indipendente”, oggi non c’è più. Su cento vicedirettori nei quotidiani la presenza delle donne si attesta sul cinque o sei per cento. In questo l’Italia è molto indietro rispetto agli altri paesi europei

Il giornalismo al femminile è più vicino alla gente?
   Può darsi, ma ripeto non so se sia meglio o sia peggio. Indipendentemente da ciò l’informazione è molto decaduta: la gente si allontana dai giornali, perché essi si interessano fondamentalmente di cose che non interessano alla gente comune. Basta sfogliare qualsiasi quotidiano per accorgersi che le prime tre o quattro pagine sono tutte dedicate alla politica, ma nel senso di piccole note di potere, di pettegolezzi di palazzo, ecc.

Perché non c’è un rapporto stretto con i lettori?
   Questa è una bella domanda a cui ogni direttore di giornale vorrebbe sapere rispondere. I lettori certamente non vogliono tutta la massiccia informazione politica che offrono i quotidiani, e che è diventata un rumore di fondo insopportabile. Forse i lettori vorrebbero leggere delle cose che li toccano più da vicino, che riguardano la vita comune di tutti noi. Un giornale americano, il “Miami Herald”, ha posto questa domanda ai lettori: “Cosa vorreste leggere domani sui giornali di domani?” e dalle risposte è uscito che volevano leggere quello che abitualmente tutti i giornali pubblicano.
Capire cosa i lettori vogliono è una delle preoccupazioni più grandi che i giornali si pongono, anche perché per molti le vendite sono in calo

Quale è il rapporto di “Famiglia Cristiana” con i suoi lettori?
   ”Famiglia Cristiana” ha sempre avuto un rapporto particolare e speciale con i suoi lettori. Il nostro settimanale è arrivato da sempre in posti in cui gli altri giornali non arrivavano. Una delle sue forze è la penetrazione molto capillare. Molti lettori che vivono in periferia e che si sentono in qualche modo tagliati fuori, hanno sempre visto in “Famiglia Cristiana” un giornale a cui chiedere un aiuto, un consiglio. Riceviamo tantissime lettere alle quali rispondiamo sia direttamente, sia attraverso le nostre rubriche. La rubrica più seguita è quella delle “Lettere con Padre” in cui si danno consigli di tipo spirituale, morale , di vita. I rapporti con i nostri lettori hanno seguito l’evoluzione della società italiana. “Famiglia Cristiana” è un giornale fondato nel 1931 e da allora passo passo ha seguito l’evoluzione della società e del costume. I nostri lettori naturalmente non ci pongono le domanda e che ci facevano un tempo e che oggi farebbero ridere. Sono diventati maturi, come è matura “Famiglia Cristiana”

E’ tendenzialmente più femminile il vostro pubblico?
“C’è una prevalenza delle lettrici, ma tieni presente che “Famiglia Cristiana” ha qualcosa per tutta la famiglia. Non è un giornale che si legge per un giorno e poi si butta in un cantone. Noi volgiamo credere che sia un giornale che si legge per tutta la settimana. Anche se lo comprano più le donne, noi pensiamo che lo leggano o lo sfoglino anche gli uomini: il marito, i filgi, il nonno

Il giornalismo da potere?
   Non c’è dubbio. Tu puoi scrivere su un giornale, cosa che gli altri non possono fare; per questo occorre molta coscienza nel sapere esercitare questo potere. Ci sono giornalisti che bivaccano nelle stanze del potere, questi io non li considero giornalisti. Mi piace ricordare una frase che diceva u famoso giornalista americano a proposito del potere: “Ricordatevi che noi c’eravamo prima che voi arrivaste e ci saremo anche quando voi ve ne sarete andato”. Il riferimento è naturalmente all’avvicendamento dei politici

Alessandro Marcocci  16-11-2000

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