Avete presente quelle mail stile catena di Sant’Antonio capaci di tuffarvi nella nostalgia riportando alla luce abitudini ed emozioni che da tempo avevate messo nell’album dei ricordi? Hanno solitamente un oggetto del tipo “Per noi che siamo nati negli anni ’80 (o ’70)”, e presentano una serie di classici topoi ed emblemi di un decennio lontano che, volenti o nolenti, sono ormai malinconici ricordi.
“Noi che alle 14 guardavamo Dj Television con Fiorello e Jovanotti come conduttori”. “Noi che quando ci sbucciavamo le ginocchia cadendo dalla bicicletta ci mettevamo il mercuro cromo”.
Ecco, l’incipit del romanzo – che è allo stesso tempo un’autobiografia, una riflessione, uno sguardo critico e dolce al passato – “Quando la rucola non c’era” ricorda quelle mail. Ma bastano poche righe per capire che si è di fronte a qualcosa di diverso, una testimonianza lucida, critica e divertente di un passato ormai passato.
“Quand’ero ragazzo io la rucola non c’era. O magari c’era, ma non dappertutto come adesso. Oggi non c’è pietanza che non venga guarnita, anzi, ‘adagiata’ su un letto di rucola. Quando le mutande delle ragazze erano braghe, quando si faceva merenda e ci s’annoiava di una noia che non c’è più, quella dell’isolamento e della pioggia, quando si giocava in strada, e la naia era una cosa seria. Quando c’erano i casini, e i padri avevano fatto la prima e la seconda”.
Inizia così questa bella autobiografia. Un’autobiografia che brilla di idee, aneddoti, umorismo, ricordi. Condita di entusiasmi, malinconie, amici noti (Ennio Flaiano, Marcello Marchesi, Cesare Zavattini) e meno noti, noie che non annoiavano, passeggiate sul Lungotevere, “quasi mogli” in fuga, giovinezze napoletane e concorsi pubblici. Presentata con un titolo che già suggerisce molto: si parlerà di un uomo, sì, ma si parlerà soprattutto di un tempo che ora non c’è più.
Chi è l’autore (e quindi il protagonista)? Si tratta di Enrico Vaime, talento capace di attraversare tutto lo spettacolo italiano, passando dalla rivista al varietà, dalla radio alla tv, lasciando sempre un’impronta, seminando idee e intuizioni senza parsimonia (ha firmato per la televisione qualcosa come duecento programmi, fra cui successi assoluti come "Quelli della domenica" con Villaggio, Cochi e Renato, o "Canzonissima '68" con Mina, Chiari e Panelli).
Il libro, pubblicato da Aliberti, propone aneddoti, riflessioni gonfie di passione e civiltà e attimi di esperienza che vanno oltre il contesto per suggerire verità, o, meglio, scopere qualche falsità.
Una commedia della vita che i fan (e sono tanti) della striscia giornaliera su La7 in cui Vaime parla di traffico (poco) e attualità (molto) non possono lasciarsi scappare.
Enrico Vaime, Quando la rucola non c’era, Aliberti, pagg. 137, euro 15
Giovanni Scalambra 04-02-2008