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CANTAVAMO NEL BUIO, LESLEY KAGEN
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cantavamo buio trucco! CI VIENE IN MENTE SOLTANTO UN’ALTRA VOCE DI BAMBINA A CUI POTER PARAGONARE QUELLA di Sally O’Malley, incantevole protagonista del romanzo “Cantavamo nel buio” di Lesley Kagen, ed è la voce di Scout ne “Il buio oltre la siepe” di Harper Lee. Gli anni dell’ambientazione dei due romanzi sono più o meno gli stessi, gli anni ‘60 che iniziarono così tanti cambiamenti e che, come avviene per ogni inizio, segnarono anche la fine di tante cose; ci sono un fratello e una sorella ne “Il buio oltre la siepe”, due sorelline nel libro di Lesley Kagen; là un padre molto amato, qui una mamma molto amata e un padre morto in un incidente e ricordato di continuo; in entrambi i libri c’è un pericolo che incombe, una minaccia per i bambini, anche se di natura alquanto diversa.
   “Era l’estate del 1959. L’estate dei miei dieci anni. Quell’estate, in Vliet Street la gente cominciò a chiudere la porta a chiave.” In realtà serve a poco chiudere la porta a chiave per difendersi dal maniaco che violenta e poi uccide le bambine: sia Junie sia Sara erano state avvicinate per strada, e poi erano scomparse. I particolari delle loro condizioni, quando erano state ritrovate, ci vengono riportati da Sally O’Malley che ne discute con la sorellina Troo (nome strano, ma lasciamo che ne scopriate il significato leggendo il libro).
   L’estate incomincia con il ricovero in ospedale della mamma di Sally e Troo- dovrebbe essere una banale operazione e invece Helen tornerà a casa solo alla fine di quei torridi mesi. Le bambine restano affidate alla sorellastra maggiore e al terzo marito della mamma. Come a dire che nessuno bada a loro, perché la diciottenne Nell è innamorata e il marito Hall ritorna a casa sempre ubriaco, se la fa con un’altra donna, finirà in prigione.
   Con adorabile miscuglio di innocenza e precoce saggezza Sally ci racconta della sua famiglia- l’incidente d’auto in cui il padre è morto e lo zio ha riportato danni cerebrali; la mamma e il nuovo marito- e di tutti gli abitanti di Vliet Street, irlandesi come loro, inglesi, francesi, italiani. Del parco giochi e dello zoo con lo scimpanzé Sampson, dell’anziana Mrs.
   Galecki che Sally e Troo visitano regolarmente per fare una buona azione, del figlio di questa che fugge con il prete (allora era vero quello che diceva la loro amichetta, la spiona, che aveva visto il prete con abiti da donna), delle lasagne squisite che prepara nonna Fazio, della bambina mongoloide che è solita abbracciare stretta Sally, del ragazzino con il labbro leporino e di quell’altro che ha l’emofilia (lo chiamano ‘l’Omo’, non sanno bene che strana malattia abbia). E del poliziotto Rasmussen, così gentile, troppo gentile, secondo Sally.
   Perché, naturalmente, tutti in Vliet Street sanno quello che è successo a Sara e Sally fa le sue congetture: è certa che l’assassino sia il poliziotto, poi sposta i suoi sospetti su un altro…E intanto i giorni passano, il lettore segue incantato i battibecchi tra le sorelline, così veri e spontanei, le loro buffe osservazioni sulle persone, e trema per loro. Qualcosa deve certamente accadere, qualcosa accadrà: a chi? A Troo che Sally ha promesso di difendere? A Sally stessa?
   Divertente, angosciante, tenero e spontaneo, un libro sulla perdita dell’innocenza che fa diventare grandi. Magari troppo presto, forse ad un prezzo troppo alto.

Lesley Kagen, Cantavamo nel buio, Ed. Ponte alle Grazie, trad. Anna Lovisolo, pagg. 270, Euro 14,80

Marilia Piccone  01-03-2008

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