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GIORNATE DI LETTERATURA NORDICA A MILANO: DOPO BJÖRN LARSSON ECCO LA SCRITTRICE finlandese Leena Lander, bionda, un poco emozionata davanti al folto pubblico di lettori venuto a conoscerla negli spazi della Feltrinelli Libri e Musica di Piazza Piemonte.
I suoi libri parlano spesso di bambini, l’ultimo pubblicato in Italia, “La casa delle farfalle nere”, parla di ragazzi che crescono in una casa di correzione su un’isola. Com’è stato per lei crescere in Finlandia? C’è una grande differenza, prima di tutto, tra l’essere bambini adesso e l’essere bambini negli anni ’50 e ’60. Allora la Finlandia era un paese molto povero, avevamo perso la guerra, dovevamo pagare un debito alla Russia, l’autostima nazionale era davvero molto bassa. Poi il presidente Kekkonen ha cercato di sollevare questa autostima. Dovevamo lavorare duro e arricchire la nazione. Crescere voleva dire riuscire ad avere un’indipendenza economica, comprarsi la casa e l’automobile. Non pensavamo alle emozioni, tutto era concentrato sui soldi e stare bene. Anche l’educazione che veniva data nelle case di correzione era mirata a far raggiungere ai ragazzi l’indipendenza economica, a scapito delle emozioni. Ho parlato di una casa di correzione nel mio libro perché sono vissuta in un posto simile, mio padre era il direttore.
Nei suoi libri è chiaro che lei conosce i traumi dell’infanzia danneggiata. Ci può parlare di questa sua esperienza? Quanti anni aveva lei? E che cosa fa sì che un ragazzo riesca emotivamente a “farcela” e a resistere e avere un certo successo nella vita, e chi invece non ce la fa? C’è una linea sottile fra scrittori e criminali. Se sei infelice, puoi diventare un bravo scrittore, ma se sei “troppo” infelice, puoi diventare un criminale. La maggior parte dei ragazzi della casa di correzione ebbero delle infanzie tremende e altre esperienze difficili nella casa stessa. Anche se si è handicappati emozionalmente si può riuscire nella vita, ma la maggior parte finisce alcolizzata o criminale. Non è facile essere un bambino in un posto così isolato, anche se non si è uno dei bambini alloggiati lì. Si è un estraneo in qualunque luogo, nessuno vuole giocare con te, perché abiti “là”. Questa è stata la mia esperienza da bambina.
Nel libro a un certo punto si parla della timidezza e si dice che ci vuole ancora più coraggio per farcela, se si è timidi. E’ timida lei? So che tutti gli attori sono timidi, sono persone che hanno trovato il modo estremo per vincere la timidezza. Io sono timidissima. Ho paura a parlare davanti alle persone. Uno dei motivi per cui volevo scrivere delle storie è che ero troppo timida per parlare e volevo cercare di capire quello che succedeva. Sentivo piangere nella notte, i bambini della casa venivano spesso tormentati da altri bambini e poi venivano castigati: a quel tempo c’erano ancora le punizioni corporali. E ho incominciato a scrivere per sfuggire dalla realtà intorno a me e per capire meglio quella realtà, quello che è giusto e quello che è sbagliato.
Il libro è in un certo senso un giallo, le cose cambiano, chi è colpevole non è mai totalmente colpevole, chi è innocente non lo è mai interamente. Per cogliere la differenza tra buono e cattivo l’infanzia è un punto di vista privilegiato e mi pare che venga intesa così anche nel libro. Sono cresciuta in un ambiente molto religioso, la mia famiglia apparteneva alla chiesa Pentecostale. Il primo libro che ho letto e imparato quasi a memoria è stato la Bibbia, passavo la domenica alla scuola di catechismo. Ci insegnavano che cosa era peccato e ci dicevano che chi peccava bruciava nell’Inferno. Ho sentito queste cose nell’età in cui si crede a queste cose. Oggi non sono religiosa e nei miei libri ho cercato di liberarmi di queste idee e scoprire da sola che cosa è buono e che cosa è cattivo. Il danno peggiore che viene fatto ai bambini con questa educazione religiosa è il collegare il peccato con l’amore e la sessualità. Avrò avuto 7 o 8 anni, era d’abitudine andare alla sauna e il capanno era all’esterno, si usciva anche nella tormenta di neve, nel buio e io mi portavo dietro la mia bambola che mi facesse coraggio e compagnia. Una volta l’ho persa e non l’ho più trovata fino alla primavera seguente. Qualcuno l’aveva trovata però, e la bambola aveva un taglio fra le gambe: chi l’aveva rubata aveva fatto quel taglio, e molti ragazzi furono puniti per questo. Ho continuato ad avere incubi su quella bambola che piangeva nella neve e me ne sono liberata scrivendo questo libro. Questo è lo stupro dell’innocenza, l’idea che da lì, dal sesso, possa venire tutto il male.
Le farfalle nere del titolo assumono anche un simbolo, dunque. Sì, in Finlandia si sono fatti degli studi: quando c’è del veleno nella natura, il primo segno viene dato dalle ali delle farfalle, che cambiano colore. Questa è una metafora anche per il male nell’ambiente che fa cambiare le persone. Il padrone dell’isola è come mio padre, un po’ pazzo che aveva delle idee pazze. Lui non ha allevato farfalle ma aveva idee folli del genere che non potevano avere successo. E la sua mamma, com’era? Tanti mi hanno chiesto se la mia mamma ha avuto una relazione con un ragazzo, come succede nel libro. No, no, la mamma era molto religiosa, non ha certamente avuto nessuna relazione con nessun ragazzo. La figura della madre del libro è ispirata a una delle mie governanti. La mamma era molto bella, ma i miei genitori non volevano sull’isola ragazze giovani e belle, perciò le governanti erano sempre di una certa età. Poi, a un certo punto, venne una ragazza giovane, ma molto religiosa e zoppa, quindi avrebbe dovuto essere “sicura”. Un giorno scomparve e la mamma mi disse che era andata via perché aveva fatto una cosa molto cattiva. Aveva invitato dei bambini nella sua stanza e aveva dato loro marmellata di fragole. Non c’era molta marmellata di fragole e questo era certo cattivo, ma ero arrabbiata con i miei genitori perché ne sentivo la mancanza. Ho capito dopo che aveva dato qualcos’altro oltre alla marmellata.
L’atmosfera dei suoi libri è per certi versi simile a quella dei film del regista Kaurismaki. Le piacciono i film di questo regista finlandese? Sì, molto. Kaurismaki voleva comperare i diritti per fare un film da questo libro, ma purtroppo li avevo appena venduti in America. Purtroppo, perché il film non è stato ancora fatto e aspetto sempre che Kevin Costner mi telefoni. Se li avessi venduti a Kaurismaki il film ci sarebbe già.
Leena Lander, La casa delle farfalle nere, Ed. Feltrinelli, pagg. 254, Euro 15,00
Leena Lander, La casa del felice ritorno, Ed. Iperborea, pagg. 356, Euro 17,00
Marilia Piccone 17-09-2003
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