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SKETCHBOOK DIARIES. IL DIARIO A FUMETTI DI JAMES KOCHALKA. VOLUME PRIMO
Diario bellissimo e banale, come la vita
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La copertina trucco! NEL PANORAMA DEI FUMETTI INDIPENDENTI E DELLA SMALL PRESS statunitense James Kochalka è una superstar, mentre qui da noi è ancora pressocchè sconosciuto, se si esclude una breve storia pubblicata su Inguine Mah!gazine e il “metafumetto” "l’orribile verità sui fumetti" pubblicato sulla rivista on-line Ultrazine (www.ultrazine.org). Le opere di Kochalka che non sono state ancora tradotte in Italia sono tantissime, come "Monica’s Story", un racconto sul caso Clinton-Lewinsky o la graphic novel "Monkey vs Robot".
   La casa editrice Fernandel,diretta da Gianluca Costantini, tenta di rimediare a questa mancanza pubblicando il primo volume degli "Sketchbook diaries" dell’artista americano, un diario a fumetti che Kochalka ha cominciato nel 1998 senza mai fermarsi, disegnando puntualmente una striscia al giorno.
   Le strip giornaliere si compongono solitamente di quattro vignette in cui l’autore si ritrae come una specie di elfetto coi dentoni, lunghe orecchie a punta, ciuffo ribelle, alle prese con piccoli e insignificanti episodi di quotidianità spicciola, come una serata al cinema, una domenica passata a sonnecchiare, una gita al mare, l’acquisto di un futon, un brufolo schiacciato ecc. ecc...
   Accanto a lui ci sono molto spesso la moglie, anche lei con fattezze da elfetta, Spandy, il gatto di casa e gli amici New guy e Jason (quest’ultimo disegnato come un cane parlante). Le strisce si susseguono senza sosta, giorno per giorno, raccontando aneddoti ordinari, banali, a volte vagamente surreali o filosofici (oggetti che parlano, pseudovisoni e meditazioni sulla vita, fulminee autoanalisi e crisi di coscienza), altre volte talmente insignificanti da risultare, per contrasto, affascinanti, per la tenerezza, la velata malinconia e la costante e ironica ingenuità che li pervade, per l’affinità che proviamo nei confronti, di chi, come Kochalka, si ferma un istante ad osservare l’insignificante, ma tanto familiare, scorrere della vita.
   Non c’è attenzione alla narrazione, alla logica consequenziale degli eventi, nonostante alcuni elementi e situazioni sembrino ritornare, "perchè la vita non ha la struttura tipica della narrazione, le storie iniziano continuano e finiscono, la vita ha momenti sì e momenti no…e infinite distrazioni".
   I diari di Kochalka fanno venire in mente le strisce di Charles M. Schulz, che più che apprezzabbili singolarmente, vanno considerate e amate nel loro insieme in quanto formano un’ opera intensa e coinvolgente che rende il suo autore, per citare Eco, un poeta. Questo accade anche per questi piccoli sketch autobiografici, disegnati con un segno semplice, ma deciso, pulito e accattivante, tanto che dopo aver cominciato a leggerli non si può fare a meno di smettere: uno tira l’altro, come le noccioline, "Peanuts", appunto.

James Kochalka, Sketchbook diaries, volume primo, Fernandel, Pag. 191, Euro 12,00

Filippo Bergonzini  27-05-2006

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