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CHERNOBYL, DI COSA SONO FATTE LE NUVOLE, DI PAOLO PARISI
Dopo la catastrofe: i palazzi, le nuvole e la neve
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La copertina trucco! A VENT'ANNI DI DISTANZA DALLA TRAGEDIA DI CHERNOBYL, LA CASA EDITRICE BECCO GIALLO esce con un libro a fumetti dedicato ad uno dei più grandi incidenti nucleari della storia. Si tratta del secondo volume della collana “Cronaca storica”, interessante tentativo di coniugare fumetto e giornalismo documentario. Dopo il racconto del terremoto del Friuli affidato ai pennelli di Paolo Cossi, l’interpretazione a fumetti della catastrofe del 1986 vede impegnate le matite di Paolo Parisi, giovane e promettente autore toscano trapiantato a Bologna che si è già fatto notare per alcune interessanti autoproduzioni e per svariati contributi apparsi su riviste e fanzine (Selfcomics, K/R, Donna Bavosa, Res-istanze, XL ecc..).
   Parisi evita il mero reportage, ma preferisce evocare la tragedia piuttosto che descriverla, narrando del dopo Chernobyl e delle sue miserie, di gente comune e di luoghi ordinari, a cui la storia ufficiale è passata accanto, velocissima, devastante, segnandola per sempre.
   Protagonisti sono un bambino malato, uno scrittore in cerca della verità su fatti, una vecchia donna nella vana attesa del figlio, anche se in realtà gli attori principali sembrano essere i luoghi della tragedia, zone morte devastate dal tempo e dall’incuria, abbandonate dall’uomo e lasciate in rovina come monito di un evento luttuoso che non deve più ripetersi, scenari da fine del mondo, da ultimo uomo sulla terra, descritti con grande atmosfera all'interno di vignette grandi e silenziose.
   Poichè la storia è quella dei luoghi, o meglio di ciò che ne rimane dopo un fatto così terribile, la narrazione è lenta e dilatata, giocata sul silenzio evocativo più che sui dialoghi che sono scarni e basati sui brevi scambi di battute, ora banali ora pieni di amarezza e commozione trattenuta, mentre il compito di accennare ai fatti accaduti è affidato a poche didascalie.
La particolare costruzione narrativa di Parisi, giocata sul montaggio, per lunghi tratti silenzioso, di primi piani, dettagli e totali non si basa su un tipo di approccio minimale o astratto al racconto e nemmeno su un tipo di sguardo onirico, metafisico ( come accade per alcune voci del recente fumetto indipendente italiano) ma è al contrario fortemente ancorata al realismo, alla descrizione di ambienti, persone ed oggetti tanto più vividi e reali quanto più appaiono abbandonati a loro stessi e alla loro rovina fisica e psicologica.
   Uniche concessioni liriche, nel fumetto, sono l’attenzione, quasi infantile, per le nuvole che riempiono il cielo, metafore della contaminazione presente e passata che incombe sulla regione (e che si manifestò proprio come una nuvola radioattiva) e la scena finale,lutto e preghiera collettiva sotto una nevicata che ricopre i luoghi della morte, ma forse evoca anche la speranza di un futuro libero dal nucleare.
   Il disegno di Parisi è essenziale, apparentemente “povero” nel definire volti e ambienti, ma diventa più accurato e preciso quando si tratta di descrivere vedute naturali ed architettoniche (del resto a Paolo è sempre piaciuto disegnare i palazzi, fin da piccolo..), i mezzi toni grigi danno spessore al tratto, una pennellata veloce e diretta, senza particolari fronzoli decorativi e grafici, funzionale alla narrazione, che scorre con facilità , fluida, rendendo piacevole e serrata la lettura di questo singolare romanzo di cronaca.

Paolo Parisi, Chernobyl, di cosa sono fatte le nuvole, Becco Giallo, Euro 14

Filippo Bergonzini  26-04-2006

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