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MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA 2007 – IL CONCORSO E I PREMI UFFICIALI
Film in gara, giuria e vincitori
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Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia trucco!

LA 64A MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA, DIRETTA DA Marco Müller, si è svolta al Lido di Venezia dal 29 agosto all'8 settembre 2007.
   La giuria della sezione Venezia 64 - In concorso è stata presieduta dal regista cinese Zhang Yimou, già vincitore a Venezia del Leone d’Argento per “Lanterne Rosse” e del Leone d’Oro per “La storia di Qiu Ju”, ed è stata composta da soli registi (Catherine Breillat, Jane Campion, Emanuele Crialese, Alejandro González Iñárritu, Ferzan Ozpetek, Paul Verhoeven).
   Il Leone d’Oro per il miglior film è andato a sorpresa a Lust, Caution di Ang Lee, un mélo ambientato nella Shanghai della seconda guerra mondiale. Malgrado la buona confezione (si è aggiudicato anche l’Osella per la miglior fotografia), il film risulta freddo e senza slanci, e le scene erotiche che tanto hanno suscitato scandalo non risultano che pretestuose. Il premio ha sorpreso non solo perché il regista aveva già vinto lo stesso riconoscimento solo due anni fa (con “I segreti di Brokeback Mountain”), ma anche perché il film non era certamente tra quelli dati per vincitori alla vigilia della premiazione.
   Il Leone d’Argento per la miglior regia è andato a Redacted di Brian de Palma, innovativa e appassionata opera di riflessione sulla guerra in Iraq che si serve di diversi linguaggi (internet, fotografie, finti documentari) per mostrare con furore le atrocità della guerra.
   Il Premio Speciale della Giuria è andato ex aequo a I’m not There di Todd Haynes e a La graine et le mulet del franco-tunisino Abdellatif Kechiche.
   Il primo è un pulsante e singolare biopic su Bob Dylan, dove il cantante viene interpretato a turno da sei attori che rappresentano ciascuno un aspetto del suo carattere e una fase della sua vita (tra cui una bravissima Cate Blanchett, che si è assicurata la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile).
   Completamente destrutturato e unico nel suo genere, il film del geniale regista californiano è un atto d’amore incondizionato alla musica e alle atmosfere magiche degli anni ’60 e ’70. Il film di Kechiche, alla vigilia il gran favorito per il Leone d’Oro, è il racconto di ampio respiro delle vicissitudini di un uomo diviso tra due nuclei familiari e del suo tentativo di realizzare il sogno di aprire un ristorante galleggiante.
   La regia è immensa e le scene corali sono mozzafiato, e lo spettatore non può che restare incollato ai volti dei personaggi, attori quasi tutti esordienti e dalle doti straordinarie. La giovane Hafsia Herzi, che cattura e seduce tanto con le sue lacrime quanto con la sua infuocata danza del ventre, si aggiudica il Premio Marcello Mastroianni come giovane attrice emergente.
   L’Osella per la miglior sceneggiatura è andato a It’s a Free World… di Ken Loach, ennesimo film di denuncia sociale del cineasta inglese, che qui si volge al mondo del precariato. Asciutto e realista come tutti i lavori precedenti del regista, il film si segnala per la bravura dell’attrice esordiente Kierson Wareing.
   Il Leone Speciale per l’insieme dell’opera è andato a 12 di Nikita Mikhalkov, remake in chiave russa di “12 Angry Men” di Sydney Lumet. L’ispirazione è il conflitto russo-ceceno. La Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile è andata a Brad Pitt, bravissimo nei panni del famoso bandito americano di The Assassination of Jesse James by the Coward Robert Ford di Andrew Dominik, gran bel western malinconico e crepuscolare che non ha avuto purtroppo l’accoglienza che si meritava.
   La giuria della sezione Orizzonti è stata composta da Gregg Araki (presidente), Hala Alabdalla Yakoub, Giorgia Fiorio, Ulrich Gregor e Frederick Wiseman.
   Il Premio Orizzonti è andato al film estone Autumn Ball di Veiko Õunpuu, desolante racconto di solitudini metropolitane. Il Premio Orizzonti Doc è andato all’interessante documentario Useless del regista cinese Jia Zhang Ke, che mostra il coraggioso tentativo di una stilista cinese di creare un prodotto unico e capace di emozionare, in una realta’ imprenditoriale completamente appiattita nei gusti e incamerata nel sistema.
   La dolorosa visione della società cinese contemporanea è il filo rosso che collega quest’opera a “Still Life” (Leone d’Oro a Venezia l’anno scorso), indimenticabile e sofferto racconto di un viaggio interiore ed esteriore nelle contraddizioni storiche ed economiche della nuova Cina.

   Nel complesso, la mostra di quest’anno è stata caratterizzata dalla presenza di buone e talvolta ottime pellicole, molte delle quali provenienti da grandi maestri del cinema (si veda anche “Venezia 64 - Il resto del concorso” e “Venezia 64 - Al di là del concorso”). Il coraggio è però mancato in sede di premiazione. Il premio più importante è infatti andato ad un film che molto probabilmente è stata scelto perché rappresentava la soluzione più facile, in grado di mettere d’accordo tutti, più che per la sua reale superiorità nei confronti di altre pellicole.
   Non si può invece che essere d'accordo sulla decisione di assegnare il Leone d’Oro alla carriera a Tim Burton, il geniale regista statunitense che, con il suo talento visionario e la sua poesia, si colloca tra i più grandi autori del cinema contemporaneo.

Chiara Rainer  02-12-2007

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