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IL PRIMO, THIERRE LE PORTIER, È UNO DEI PIÙ FAMOSI E QUOTATI ADDESTRATORI DI ANIMALI “cinematografici” (L’Orso, Il Gladiatore), mentre l’altro, Jean Jacques Annaud, è uno dei nostri più eclettici registi europei… anche lui abile “ammaestratore” di un vario e composito cast d’attori (da Sean Connery a Brad Pitt, da Jude Law a Joseph Fiennes): insieme sono gli artefici della lieta novella 'Due fratelli', sogno ad occhi aperti di un mondo incontaminato e selvaggio dove si perpetua l’eterna lotta tra gli animali e la cosiddetta “civiltà” umana! In Italia per la presentazione del loro film, appaiono sinceri e fervidi entusiasti di un progetto che, con l’avvallo del WWF, si propone di salvaguardare uno dei simboli della nostra fauna in via d’estinzione: la tigre. Dei 100.000 esemplari di un secolo fa ne restano 5.000/7.000 con alcune sottospecie oramai estinte ed anche questa volta si spera che il cinema possa compiere un piccolo miracolo: sensibilizzare l’opinione pubblica e le autorità politiche perché si possa intervenire e lavorare alacremente su quel fragile ecosistema tra l’uomo e l’ambiente, oggi così gravemente deteriorato.
Dove è stato girato il film e quante settimane di riprese sono state necessarie? Jean-Jacques Annaud Tutti gli esterni sono stati girati in Cambogia: i templi che si vedono sul grande schermo sono proprio quelli del sito di Angkor. Per gli interni, invece, siamo ricorsi a ricostruzioni in studio sia per ragioni di sicurezza delle strutture stesse che per riuscire a ricreare un ambiente dove le tigri potessero sentirsi a loro agio: infatti le loro espressioni sono quelle naturali e nulla è stato ricostruito con il computer. Il film è stato girato in 109 giorni di riprese su nove mesi di lavorazione e sono profondamente grato all’ammaestratore Thierre Le Portier, che ci ha permesso di rimanere fedeli al nostro piano di lavorazione: le tigri infatti sono state ammaestrate in anticipo per cui arrivavano sul set preparatissime.
Da quanto tempo desiderava raccontare questa storia ? J.J.A. Ho scritto questa storia 7 anni fa mentre mi trovavo in vacanza su un’isola deserta, e quando sono ritornato a casa, in Francia, l’ho letta a mia moglie che ne rimase entusiasta. A quell’epoca lavoravo al progetto “Nemico alle porte”, ma speravo al più presto di fare ritorno a quel mondo che avevo già scoperto con il film “L’Orso”: il meraviglioso continente asiatico che peraltro avevo esplorato grazie anche a film come “Sette anni in Tibet” o “L’amante”. E’ un mondo che mi regala una grande pace interiore, e sicuramente girare questo film è stata una delle esperienze più felici della mia vita.
Ma cos’ha imparato di nuovo sulle tigri? J.J.A Non è assolutamente una banalità riconoscerlo: anche gli animali hanno un lato “umano” che non è molto differente per l’appunto dal nostro. E non è ardito parlare di veri e propri sentimenti ed emozioni: grazie a questo film ho compreso “l’umanità” degli animali e scoperto allo stesso tempo la mia animalità!
Nel film assistiamo a come non bisognerebbe mai addestrare un animale: qual è il suo di metodo e dove vivono, quando non impegnate sul set, le sue tigri? THIERRE LE PORTIER Addestrando un animale come si vede in questo film, ossia usando metodi coercitivi e violenti, non si ottiene assolutamente nulla: l’addestratore non può essere per un animale il simbolo della sofferenza e del dolore. Sono fondamentali invece il rispetto e la fiducia… solo così si può ottenere qualsiasi cosa da loro. E’ importante creare un linguaggio comune ed il lavoro di costruzione di questa nuova lingua è proprio il lavoro d’addestramento che vado operando giorno dopo giorno con i miei animali. Che peraltro vivono con me… nella mia fattoria: adesso ne ho 24 di tigri molte delle quali sono ancora dei cuccioli. J.J.A. Il suo lavoro è veramente qualcosa di sorprendente: la scena emozionante in cui le due tigri si rincontrano nasce grazie al suo lavoro attento e meticoloso… T.L.P. Innanzitutto è importante ricostruire un ambiente dove noi sappiamo con certezza che l’animale avrà quella reazione prevista dal copione. Per la scena specifica dell’incontro, sono state scelte due tigri molto amiche: qualche giorno prima delle riprese le ho tenute separate, e studiando la loro “personalità”… una delle due più forte e sicura mentre l’altra più inquieta ed a disagio… ho potuto “manipolare” i loro comportamenti e riuscire ad ottenere da loro quelle espressioni e quei movimenti previsti dalla sceneggiatura… J.J.A Quella scena è stata girata in soli 20 minuti: le due tigri si rivedono e giocano con la palla, fanno le capriole, si leccano… comportamenti naturalissimi per i quali però sono stati richiesti più di 6 mesi d’attesa: infatti abbiamo ricostruito l’arena dei combattimenti a Parigi ed abbiamo atteso che i due cuccioli prescelti per questa importante scena del film crescessero!
E’ stato più complicato lavorare con le tigri oppure con gli orsi, protagonisti di un'altra sua pellicola di successo? J.J.A. C’è un enorme differenza: gli orsi non hanno alcuna espressione… gli occhi sono come due bottoni… al contrario le tigri hanno una gamma di espressioni notevole, un linguaggio corporeo e sonoro sorprendente… T.L.P. Muovono maggiormente la testa… ed anche se poco visibili, muovono anche le sopracciglia che cambiano radicalmente il loro sguardo. J.J.A E poi con gli orsi si lavorava sull’effetto controcampo, ossia lo spettatore segue cosa accade osservando con gli “occhi” degli orsi. Le tigri invece riuscivano ad esprimere le emozioni che io desideravo, ed ogni giorno era una vera sorpresa scoprire cosa fossero in grado di fare.
Le tigri protagoniste del suo film portano un messaggio di libertà anche se poi nella realtà sono animali in cattività: sembrerebbe una contraddizione…. J.J.A. E’ un film di finzione naturalmente e non un documentario: quando si gira un film sui gangster lavoriamo con degli attori e non con dei veri fuorilegge! T.L.P. E poi bisogna ricordare che sono circa due secoli che esistono gli animali nati in cattività, ed è grazie a loro se noi abbiamo l’opportunità di vedere e conoscere molte volte da vicino questi animali… sono come una sorta di ambasciatori che ci aiutano a proteggere le specie in vie di estinzione.
Ma a suo parere si può parlare di sentimenti ed emozioni anche per il mondo animale? J.J.A. Anche gli animali hanno dei sentimenti! Io posso anche rivelarvi, con il rischio che mi prendiate per matto, che durante la scena dell’incontro tra le due tigri io ne ho vista una sorridere! Forse la gente mi prenderà per uno fuori di testa …ma in Asia la pensano esattamente come me, ed è uno dei motivi per cui amo questa regione. Il mio interesse principale è sempre stato quello di attribuire non comportamenti umani agli animali, ma esplorare ed emozionarmi nell’osservare i comportamenti e le emozioni comuni tra questi due meravigliosi e misteriosi mondi!
Calogero Messina 25-09-2004
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