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FERNANDO VICENTINI ORGNANI E GIOVANNA MEZZOGIORNO
Il regista e l'interprete de 'Ilaria Alpi. Il più crudele dei giorni' raccontano la loro esperienza sul set
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Una scena del film trucco!

CONFERENZA STAMPA ANIMATA E POLEMICA PER LA PRESENTAZIONE DEL FILM "ILARIA ALPI. Il più crudele dei giorni" diretto da Fernando Vicentini Orgnani. Chiaro segnale di quanto questa triste pagina della nostra storia italiana sia ancora così troppo calda perché se ne possa discutere con equilibrio e con freddo ma più onesto e costruttivo distacco.
   Ma anche percettibile campanello d’allarme per un "clan" come quello giornalistico che, di fronte ad un’esperienza e modello lavorativo così assoluto e coraggioso come quello proposto dall’impegno di Ilaria Alpi, ha difficoltà ad osservarsi allo specchio senza provare quei pur minimi sensi di colpa e vergogna per il dimenticato valore, ruolo e coerenza di una professione che spesso e volentieri smarrisce, tra vacui e frivoli commenti ed urlate ed esagitate cronache, il suo più sincero compito di coscienza critica e leale indagine sui misteriosi eventi dell’umanità.

Il film ha scelto una tesi ben precisa: la giornalista è stata uccisa perché a conoscenza di segreti inconfessabili, da proteggere ad ogni costo. Nel suo ultimo fatale scoop, mai andato in onda, la Alpi infatti si era occupata di traffico di armi, usate come merce di scambio per scaricare rifiuti tossici (anche radioattivi) in Africa .Quanto questa tesi è frutto di realtà documentate e quanto di fiction?
   FERNANDO VICENTINI ORGNANI Abbiamo deciso di limitare l’arco del racconto a un mese, dal primo incontro fino alla morte dei due protagonisti. Ci siamo attenuti scrupolosamente alla documentazione del caso, cercando di riempire i vuoti con una nostra lettura. E´ stato un lavoro molto complicato, perchè pieno di "paletti" che non si potevano superare: la verità dei fatti, le esigenze del racconto cinematografico, il processo ancora in corso e quindi le diverse interpretazioni delle testimonianze, le prove, le omissioni, i depistaggi, i comportamenti strani di persone anche direttamente coinvolte. Le tesi del film sono avvalorate dalle sentenze della magistratura che, per il momento, riguardano l'unico imputato somalo, Hashi Omar Hassan, condannato a 26 anni. Ma c'è ancora una parte dei fatti da accertare

Il film ha avuto una gestazione di tre anni e non poche pressioni...
   FERNANDO VICENTINI ORGNANI Ci sono state anche intimidazioni più o meno dirette da parte di alcuni dei personaggi chiave della vicenda, poiché quando la sceneggiatura ha cominciato a girare, rapidamente si è diffusa la notizia che, a differenza della prima versione, a un mese dell'inizio riprese avevamo deciso, in accordo con la produzione, di usare nomi e cognomi veri. E poi verso la fine del lavoro alcuni attori somali sono fuggiti improvvisamente dopo aver ricevuto misteriose minacce. Nel film non abbiamo detto tutto, ma solo tutto il legittimamente dicibile. La cosa più importante era per noi fare un omaggio a Ilaria, a Miran, al loro lavoro e permettere che la loro storia arrivasse a un pubblico il più vasto possibile.

Quali le principali difficoltà incontrate sul set?
   FERNANDO VICENTINI ORGNANI La realizzazione del film è stata particolarmente complessa e faticosa, un po' per i continui spostamenti (Trieste, Slovenia, Roma, Marocco, Belgrado) un po' per la difficoltà di ricostruire altrove la Somalia (e altri motivi meno interessanti). Una cosa infatti è stata chiarissima da subito: girare a Mogadiscio non sarebbe stato possibile, troppo pericoloso, sia per i disordini ancora in corso, sia per la delicatezza dell'argomento, molto sentito dai somali.
   Anche il nord della Somalia, ipotizzato inizialmente (una zona più tranquilla della capitale) presentava troppi rischi e problemi assicurativi. Così, dopo molti sopralluoghi e riflessioni abbiamo optato per il Marocco, in particolare per El Jadida una città di medie dimensioni a un centinaio di km da Casablanca. Mi sono rassicurato sulla validità di questa scelta quando sono arrivati gli interpreti somali, che di fronte al set preparato nel centro della città da Davide Bassan (scenografo), hanno detto: "Incredibile, sembra proprio Mogadiscio!"

Come si è svolto il lavoro con gli attori protagonisti?
   FERNANDO VICENTINI ORGNANI Avevo pensato a Giovanna e Rade già in fase di scrittura e quindi poi il lavoro sul set è stato molto più semplice. Con Giovanna non era necessario parlare molto e ci si capiva immediatamente al volo. Con Rade avevo già lavorato nel mio precedente film e sono pienamente soddisfatto della perfetta alchimia che si è riuscita a creare tra i due.

Come si è preparata per interpretare questo ruolo?
   GIOVANNA MEZZOGIORNO Ho visto i servizi di Ilaria e ho parlato con i genitori. Ho cercato di capire il suo modo di affrontare questa vicenda e la vita. Non ho cercato di imitarla perchè sarebbe stato un errore grossolano. Piuttosto ho scavato nella sua anima, nella sua personalità. Ilaria era una donna determinata, ambiziosa e con un grande senso della professione: credeva nell’utilità del giornalismo svolto sempre in buona fede. E non è facile, perchè credo che oggi un giornalista che voglia dire la verità non riesca a farlo tranquillamente. Quando si fa un film su una persona realmente esistita c’è il pericolo di imitarla, ma c’è anche la responsabilità importante di darle una verità, evitando, per esempio in questo caso, di cadere nel solito stereotipo della giornalista di guerra.

Calogero Messina  24-03-2003

trucco! - Leggi la recensione di "Ilaria Alpi. Il più crudele dei giorni"

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