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NE HA DI COSE DA DIRE IL REGISTA MIMMO CALOPRESTI! E NON SOLO NEL suo nuovo film 'La felicità non costa niente', ma anche durante la conferenza stampa di presentazione della pellicola non è avaro di commenti, parole e riflessioni, come a voler continuare un discorso appena interrotto suggerendo nuove chiavi di lettura che inevitabilmente il suo lavoro stimola a ricercare. Ma non offre soluzioni o risposte definitive, consegnandoci, invece, il ritratto di un artista in continua crescita, che nel diretto interrogarsi sulla sua vita di uomo (anche se a tratti può apparire presuntuoso o velleitario) lascia l’impronta più pesante di una coscienza in fieri ed in continua trasformazione.
Il suo cinema, da La seconda volta a Preferisco il rumore del mare, si è quasi sempre segnalato per la sua reticenza ed eccessivo pudore. In questo suo nuovo film, ricco di pensieri e di parole, assistiamo ad una svolta: da cosa nasce questa inversione di tendenza? MIMMO CALOPRESTI: Ho sentito il bisogno prepotente di prendere la parola direttamente, e sicuramente in questo cambiamento è presente anche la mia voglia di non fare sempre lo stesso film e provare a rinnovarmi continuamente. Ho voluto parlare di questi tempi e credo che interrogarsi oggi sulla felicità possa risultare veramente molto scandaloso.
Nel suo film lei parla molto di paure… ma di cosa principalmente? MIMMO CALOPRESTI: Paura della vita… complessa, difficile: l’idea era quella di raccontare di un uomo che ha voglia di affrontare la vita responsabilmente, e per un momento si dimentica delle ipocrisie che lo circondano e decide di incominciare un periodo di profondo cambiamento che penso arrivi per tutti… l’importante è saperlo cogliere! Bisogna saper andare avanti… trovare soluzioni possibili anche immergendosi nell’irrealtà come il mio incontro, nel film, con Francesca Neri/Sara, che rappresenta l’eccezionale che può sempre accadere nella tua vita.
Anche se non è la sua prima volta, come nasce la scelta di interpretare personalmente il personaggio di Sergio? MIMMO CALOPRESTI: Si avvicina molto alla mia idea iniziale di prendere la parola direttamente. Così ho potuto rendere questo personaggio senza alcuna mediazione, ed essendomi circondato di bravi attori potevo rimanere sulla scena a lungo e restare tranquillo. Si è trattato semplicemente di una questione di immediatezza: trovandomi personalmente dentro l’azione ho potuto dire i miei pensieri senza alcuno steccato.
Il tempo narrativo del film è un andare avanti e indietro nel tempo con diverse voci fuori campo… MIMMO CALOPRESTI: La realtà non è infatti uguale per tutti: è percepita da ciascuno in modo diverso. Nasce da questa constatazione l’idea di vedere come altri vedono e percepiscono la vita di questo personaggio!
L’ultima volta che l’abbiamo vista sul grande schermo è stato nel film con Arnold Schwarzenneger Danni collaterali… dopo l’esperienza americana il ritorno ad un film intimista: com’è avvenuto questo ritorno? E cos’è per la felicità? FRANCESCA NERI: Sicuramente l’esperienza americana rappresenta l’eccezione nella mia carriera! Ho molto amato i film di Calopresti, e sono stata felice di prendere parte a questo suo nuovo lavoro anche se in un piccolo ruolo. Mi piace come sa raccontare i sentimenti ed apprezzo il suo coraggio nel farlo! La felicità credo che sia fatta di piccole cose e gesti quotidiani… e la cosa più difficile è soprattutto rendersene conto e riuscire a godersene i suoi benefici. E poi non si può parlare di felicità disgiunta dalla libertà: sono due concetti… due stati dell’animo umano che vanno di pari passo!
Si parlava del suo film come uno dei possibili candidati per la scorsa edizione del Festival di Venezia: ma come sono andati realmente i fatti? MIMMO CALOPRESTI: Ho montato il film velocemente sperando che potesse essere selezionato per il Festival di Venezia, e sinceramente era una speranza ed un desiderio caldeggiato fortemente da me. Ma poi non è stato selezionato e sinceramente non so il perché! Ho finito di montarlo con calma, ed adesso spero che il freddo di questi giorni possa riempire le sale dove viene proiettato il mio film!
Ma qual è la sua ricetta della felicità? MIMMO CALOPRESTI: Senza voler banalizzare, credo che il Paradiso del “pane e salame”... delle cose semplici e quotidiane della realtà di tutti i giorni possa essere una buona e felice prospettiva. Ma soprattutto per me la felicità è la libertà di poter scegliere... di essere quello che sono fino in fondo!
Calogero Messina 03-02-2003
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