DANIELE LUNGHINI

Professione... artista! Stradanove incontra l'illustratore e regista Lunghini dopo il suo intervento intitolato “La maledettissima vita da artista” durante la Fiera del lavoro a Modena

DANIELE LUNGHINI

Daniele Lunghini è un artista riconosciuto, che nel corso degli anni ha vinto diversi premi a livello internazionale, fra cui il Grand Prize of World Animation Celebration (Hollywood) con il cortometraggio in 3D  “Le foto dello scandalo”, e la categoria di Miglior Produzione Europea con "Imagine" (Montecarlo, 2001).

Lunghini è stato selezionato per partecipare a Festival tenutisi a New York, Miami, Melbourne, Tokyo, oltre che ad altri 40 eventi, vincendo 6 premi internazionali. È anche stato invitato da Disney Cal Arts per il programma “Best Independent Works”. Attualmente, fa parte del progetto “La Crescita Felice”.

Lo abbiamo incontrato dopo il suo intervento intitolato “La maledettissima vita da artista” alla Fiera del lavoro a Modena

Buongiorno Daniele, presentati e presenta il tuo progetto.

Sono un artista, un comunicatore per il web e un regista d'animazione. Amo la comunicazione sotto tutti i suoi aspetti, quindi sia pubblicitario sia, appunto, web. Amo anche la formazione, e in questo caso qui a “Ricomincio da me” ho portato questo progetto, “La Crescita Felice”, che è un gruppo de artisti e di professionisti che propongono dei corsi multimediali legati alla creatività sul tema dell'ambiente.

A livello personale, da dove nasce tuo interesse per l'arte?

Nasce con me. Io disegno da sempre, sono sempre stato interessato a tutto ciò che è creazione. Sono un amante della illustrazione e del cinema, ho prodotto anche dei cortometraggi animati, quindi ho fuso le mie due passioni: il disegno e il cinema, creando cortometraggi di animazione.

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“L'artista deve assolutamente svecchiarsi”

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La visualità è al centro della tua proposta, così come l'educazione e le nuove tecnologie. Come colleghi le tre cose?

Intanto, devo dire che le tre cose io le vedo collegate in maniera naturale, intrinseca; non riesco a pensarle separate, quindi parto già da un presupposto di parte. Detto questo, l'ambito narrativo ovviamente è prima di quello tecnico, quindi ci sono degli elementi che sono tradizionali, millenari, e altri come quello della multimedialità che sono contemporanei. Si fondono facilmente, è come un pittore con il pennello, è come chiedere come fai a fondere l'immagine di una donna con il pelo del pennello... va da sé, direi.

Arte in tempo di crisi: credi che gli artisti debbano ripensare la loro relazione con il mercato e il loro atteggiamento come artista?

Nella maniera più assoluta. Il mio intervento alle 14:00, dal titolo volutamente provocatorio “La maledettissima vita da artista”, se l'avessi ripensato in maniera seria l'avrei intitolato: “Modelli di Business  per un artista”. L'artista deve assolutamente svecchiarsi, deve abbandonare  i costumi da artista classico, magari sul piedistallo, e deve sporcarsi le mani col mercato se vuole andare avanti. Le gallerie d'arte stanno chiudendo, da New York alla Cina, non solo per una questione di crisi generale, ma anche di crisi dal modello di business.

La galleria d'arte così com'è è morta, è finita. È chiaro che, come il vinile o la carta stampata, non scomparirà mai la classica “galleria”. Ma è già vecchia, bisogna cambiare tutto. Le influenze della Street Art vanno a fondersi con altri modelli di business. Io faccio sempre questo esempio, con questa espressione che di solito si utilizza per le offerte televisive: freemium, cioè collegare gli aspetti gratuiti, dove l'artista non guadagna nulla, con gli aspetti di guadagno.

Porto sempre due esempi: Christo, l'artista che ricopre le isole, non guadagna vendendo le tele – o le isole; lui guadagna su un effetto a catena e su altri tipi di prodotto; così Banksy, non guadagna sul muro in cui realizza i graffiti, crea un effetto dinamico di comunicazione che porta poi al prodotto che lui può vendere. È chiaro che c'è un problema, e cioè: il modello di business e il proprio percorso artistico spesso si fondono, e questo elemento è da tenere presente.

Le nuove tecnologie aiutano chi  lavora come artista o complicano il suo lavoro?

Io penso che aiutino. Prendiamo Youtube: all'inizio le case discografiche americane fecero molte cause, mentre adesso lo strumento Youtube Free è diventato strategico. Prendo un esempio pratico: io sono un appassionato di video giochi, le colonne sonore dei videogiochi oramai hanno dei budget molto alti, e vanno subito online. Alla casa discografica collegata con quella del videogioco interessa fino a un certo punto che si scarichi gratuitamente. Il punto centrale è che il videogioco ne guadagna, perché c'è una bella colonna sonora, viene diffusa, e il video gioco viene pubblicizzato.

Che messaggio daresti ai giovani che sognano di lavorare nel campo dell'arte?

Di non scendere a compromessi, nel senso che se sei un artista sai che hai un tuo percorso. Quindi, non scendere a compromessi. Ma guardare in faccia la realtà non è scendere a compromessi, bisogna anche declinare la propria arte con gli strumenti che abbiamo adesso, come sempre è stato fatto. Michelangelo non è che potesse fare di più, aveva lo scalpello, il pennello... quindi si è sempre dovuto fare i conti con gli strumenti che ti dà l'era nella quale vivi. E noi non possiamo fare a meno di considerare Youtube e tutti i social come parte della nostra comunicazione.

Vuoi un altro esempio pratico? Io sono un disegnatore, e ho fatto il video in timelapse di un mio disegno. Dunque uno potrebbe dire “io sono pittore e con Youtube non c'entro niente”... invece, io ho avuto un contatto con la Francia. Quindi: non ho svilito la mia arte, ho utilizzato lo strumento tecnico della ripresa e il social per comunicare, e sono andato fino in Francia – e non come regista di animazione, ma come pittore. Adesso, invece, i pittori sono “pennello, mostra, quadretto”... quell'era è finita, è morta!

INFO

www.lunghini.it/